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Mediaset-Vivendi, Telecom resta alla finestra

Nelle ipotesi di accordo non c’è un ruolo azionario per l’incumbent
Non c’è un ruolo azionario per Telecom Italia nei ragionamenti in corso per trovare una ricomposizione nella vicenda Vivendi-Mediaset Premium. Del resto la stessa Telecom aveva già messo le mani avanti, per bocca del suo ad Flavio Cattaneo e, da ultimo, del presidente Giuseppe Recchi. Non più tardi di un paio di settimane fa Recchi aveva ribadito che non c’era interesse a rilevare la pay-tv del Biscione e neppure a entrare nel capitale con una partecipazione di minoranza.
La scelta fatta dalla compagnia telefonica, quando ancora al timone c’era l’ad Marco Patuano, di non concedere esclusive a riguardo non sembra essere stata messa in discussione dal nuovo management. E, dunque, nel caso in cui si trovasse la quadra su Premium e l’azionista di riferimento diventasse lo stesso di Telecom, cioè Vivendi, la collaborazione si declinerebbe sul piano degli accordi commerciali, passando prababilmente dalla rinegoziazione del contratto già in essere. Col risultato, di fatto, di scalzare Sky dalla posizione di interlocutore privilegiato per l’offerta di contenuti televisivi. Con la pay-tv del gruppo Murdoch, che era stata la prima a stringere un accordo quadruple play (telefonia fissa e mobile, connettività in banda larga e ultralarga e contenuti tv) già un anno e mezzo fa, Telecom ha del resto in corso un contenzioso che dovrebbe approdare in aula, per la prima udienza, a inizio dicembre.
In discussione ci sono i minimi garantiti, in termini di nuovi abbonamenti, che Telecom aveva assicurato a Sky: 65mila nel 2015, il primo anno, fino ad arrivare a 360mila al quinto anno, nel 2019. Lo scorso anno in realtà Telecom si è fermata a 42.208 nuovi clienti e avrebbe dovuto corrispondere perciò a Sky una penale di 5,47 milioni, 240 euro per ogni abbonato in meno rispetto al target, pur avendo “sussidiato” il mercato, riportando – si legge nell’esposto – un «margine medio ponderato per cliente significativamente negativo». Telecom in sostanza ha contestato un abuso di posizione dominante da parte della principale pay-tv operante in Italia, chiedendo l’annullamento della clausola contrattuale sui minimi garantiti e, in subordine, l’annuallamento dell’intero contratto. Comunque la si giri, si è rotto l’idillio con Sky su quella che era stata presentata come una “partnership strategica”.
Nella situazione attuale, dunque, un riassetto dell’azionariato di Premium, con l’intervento della media company transalpina presieduta da Vincent Bolloré, costituirebbe probabilmente un buon viatico per la pay-tv del Biscione per stringere un rapporto di collaborazione più stretto con Telecom. Mentre in campo per un tentativo di mediazione c’è anche Mediobanca, oltre a Tarak Ben Ammar, c’è chi dubita sul reale interesse dei francesi a cimentarsi nell’impresa Premium. Di fatto Mediaset è ancora in attesa di una proposta da Vivendi, alternativa all’accordo firmato l’8 aprile scorso, che evidentemente sarebbe disposta a considerare avendo sospeso, per ora, ulteriori iniziative legali. Nel frattempo però Premium, dopo aver azzerato il capitale per perdite (100 milioni nel semestre), ha proceduto a un aumento di 30 milioni, approvando – con l’assemblea che si è tenuta a fine settembre – un’ulteriore ricapitalizzazione da 110 milioni da eseguirsi successivamente. Come riporta l’agenzia Radiocor (gruppo Il Sole-24 Ore), dal verbale dell’assemblea risulta che, nel perdurare dello stallo con Vivendi, la società dovrà considerare una «revisione profonda» del perimetro delle proprie attività.

Antonella Olivieri

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