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Mediaset, Vivendi sull’orlo dell’opa

La distanza dall’opa obbligatoria è veramente poca: ieri Vivendi ha annunciato di aver raggiunto il 28,8% del capitale di Mediaset con il 29,94% dei diritti di voto, un passo dal 30%. Solo martedì era al 25,75% e 26,77% rispettivamente. Cosa accadrà oggi resta da vedere, se la tanto minacciata opa del gruppo presieduto da Vincent Bolloré sarà definitivamente lanciata o se passerà il Natale, in attesa che la pressione sul gruppo televisivo induca la famiglia Berlusconi a cedere sulla questione del contratto per la vendita di Premium disatteso dai francesi, cosa peraltro che ormai sembra solo un punto di partenza.

Oggi però sarà anche la giornata in cui la Consob sentirà il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, dopo che ieri la commissione che vigila sulla Borsa ha sentito il direttore finanziario di Mediaset, Marco Giordani. «Abbiamo ricostruito la vicenda dall’inizio», ha detto il manager all’uscita dall’incontro, «che comunque era già abbastanza chiara, i fatti sono quelli che conoscete tutti, ora c’è qualcuno che deve giudicare».

Giordani ha affermato di non essere in contatto con Vivendi e di non essere a conoscenza di eventuali richieste di assemblea straordinaria da parte dei francesi.

Nell’audizione è stata ricostruita la vicenda a partire dal contratto firmato l’8 aprile scorso sulla vendita della pay tv del Biscione con conseguente scambio azionario del 3,5% dei due gruppi e divieto per i francesi di salire in Mediaset oltre il 5%, quota comunque da raggiungere in tre anni.

Una clausola che già mostrava come Mediaset volesse tutelarsi da un colpo di coda di Bolloré, che pure entrava in casa come alleato e amico.

Il sospetto portato all’attenzione della Consob è che quello fosse il primo piano di un passo e che Vivendi si fosse già in qualche modo aggiudicata la partecipazione in Mediaset al momento dell’annuncio di lunedì 12 dicembre, senza però dichiararlo: in quella comunicazione ha detto di voler arrivare in un primo tempo al 10/20% e di essere già sopra il 3%. Poi una serie di acquisti in soli due giorni, in una sequenza che si è ripetuta anche questa settimana. Quindi un annuncio, è la tesi, fatto quando Vivendi era sicura di acquistare le quote che aveva in mente a un prezzo prefissato in modo da far aumentare la quotazione in Borsa e rendere più difficile qualsiasi contromossa. Quale sia lo strumento utilizzato da Bolloré e se grazie a questo abbia potuto evitare di comunicare alla Consob il successivo acquisito di azioni Mediaset è ancora un mistero. Difficile però pensare che Bolloré non sia partito già attrezzato contro qualsiasi rilievo del genere.

Intanto ieri è tornato sulla questione il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda a margine di una conferenza stampa. «Bisogna rispettare il mercato», ha detto il numero uno del dicastero di via Veneto, «però il mercato non è incommentabile, non è un dogma. Anche le operazioni che si svolgono all’interno del mercato possono essere positive o possono avere ricadute non positive. Al momento noi riteniamo che questa operazione abbia dei connotati ancora troppo opachi per giudicarla positiva, per cui il nostro giudizio rimane sostanzialmente negativo, ma questo non vuol dire che si facciano dei provvedimenti ad hoc». Secondo il ministro quello dei francesi non è «il modo giusto di arrivare a investire in Italia in un settore importante come quello dei media, quello di fare un’iniziativa chiaramente ostile e soprattutto un po’ opaca».

In Borsa il titolo di Mediaset ieri è stato più volte sospeso per ribasso dopo il rally dei giorni scorsi e ha chiuso in calo del 12,40% a 4 euro.

Andrea Secchi

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