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Mediaset, Vivendi sale al 20%

Il blitz ieri si è compiuto: Vivendi è al 20% di Mediaset, ha raggiunto la quota più alta che aveva indicato lunedì, nel comunicato in cui annunciava di voler diventare il secondo azionista industriale di Mediaset. Così sono bastati tre giorni: il primo al 3%, il secondo al 12,3% e il terzo al 20%, segno, come era già chiaro ieri, che l’operazione era già bella che pronta, con le opzioni già acquistate, anche se la nota del gruppo presieduto da Vincent Bollorè era rimasta vaga, facendo riferimento a un 10-20% del capitale «in un primo tempo».

Così dopo le prese di posizione di Mediaset e della controllata Fininvest che martedì è salita dal 34,7 al 38,3% del Biscione, con il 39,77% dei diritti di voto, ieri è stata la volta di Silvio Berlusconi in persona, che ha riunito i figli ad Arcore per decidere la linea difensiva del gruppo.

Non solo. Anche il governo starebbe studiando azioni per mettere in sicurezza Mediaset.

«L’acquisto di azioni Mediaset da parte di Vivendi, non concordato preventivamente con Fininvest non può essere considerato altro che un’operazione ostile», ha affermato Berlusconi tramite una nota. «Quanto a noi, c’è la compattezza più assoluta della mia famiglia su un punto molto preciso: non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che qualcuno provi a ridimensionare il nostro ruolo di imprenditori. Per questo abbiamo aumentato la nostra partecipazione e continueremo a farlo nei limiti consentiti dalle leggi». I problema di Fininvest, però, è che il limite del 5% in 12 mesi, soglia oltre la quale è obbligatorio lanciare un’opa sul resto delle azioni, è stato già superato. Martedì c’è stato l’acquisto di oltre il 3,5%, ma già ad aprile la holding dei Berlusconi aveva acquisito un altro 1,27%, perciò fino ad aprile prossimo non ci potranno essere altri acquisti. I Berlusconi potrebbero così seguire altre strade anche se, secondo alcuni analisti, con il 40% del capitale Fininvest si è già garantita il controllo del Biscione. Mediaset, in realtà, che ha già in portafoglio il 3,8% delle azioni proprie, potrebbe acquistare un altro 10% sul mercato visto che l’assemblea dei soci ha già deliberato ad aprile l’autorizzazione, ipotesi però che al momento non si ritiene praticabile in termini difensivi.

Passando al governo, è stato lo stesso ministro per lo sviluppo economico, Carlo Calenda, a dire che l’esecutivo sta monitorando la situazione. «Gli investimenti stranieri sono sempre benvenuti», ha detto Calenda, «quando portano capitale di crescita e competenze e contribuiscono allo sviluppo del tessuto industriale italiano. Quando però si tratta di un’azienda che opera in un campo strategico come quello dei media, il modo in cui si procede non è irrilevante. Mi pare che questo principio sia in Francia ampiamente riconosciuto e assertivamente difeso. Premesso dunque l’assoluto rispetto del governo italiano per le regole di mercato, non sembra davvero che quello che potrebbe apparire come un tentativo, del tutto inaspettato, di scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani, sia il modo più appropriato di procedere per rafforzare la propria presenza in Italia. Il governo monitorerà con attenzione l’evolversi della situazione». Più esplicito il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini che durante Porta a Porta ieri ha detto che il governo studierà «azioni per mettere in sicurezza Mediaset». «Parliamo di una grande azienda italiana, di un patrimonio di questo paese», ha aggiunto Guerini. «Da parte nostra ci sarà piena attenzione, dentro le regole di mercato a cui dobbiamo tutti inchinarci».

La suspence maggiore, però, è per la prossima mossa di Bollorè. Secondo molti analisti, a questo punto si fermerà al 20% perché già così è un socio ingombrante con cui Mediaset dovrà trattare. Superare il 25%, infatti, significherebbe dover lanciare un’opa sul Biscione, cosa non impossibile con le risorse di Vivendi, ma secondo Banca Imi se questa fosse stata la vera intenzione allora sarebbe stata oggetto del primo annuncio così da approfittare di un prezzo più basso del titolo. Una questione di incastri, insomma, studiati a tavolino con la capacità storica da raider di Bollorè, in cui è da vedere quale posto troverà anche la quota di controllo di Vivendi in Telecom Italia.

Intanto il titolo del Biscione ieri ha guadagnato un ulteriore 1% a 3,62 euro ed è passato di mano oltre il 7% del capitale.

Andrea Secchi

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