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Mediaset-Vivendi, quell’incontro a Parigi tra Berlusconi jr e Bolloré

MILANO. L ’idea inizia a prendere forma nella testa di Pier Silvio Berlusconi un anno e mezzo fa, dopo il «colpo», pagato a caro prezzo, dell’acquisizione dei diritti della Champions League. È da qui che bisogna partire per riannodare il filo che porta a Vivendi e alla nascita dell’accordo con Mediaset sulla pay-tv, a cui manca solo la firma. Il vicepresidente esecutivo del gruppo di Cologno inizia a ragionare sul riposizionamento strategico di Mediaset, in un mercato che non può essere più solo quello domestico. Gli over the top stanno avanzando e ora anche le telecom iniziano a fare concorrenza alle tv. In Inghilterra, all’asta per i diritti della Premier League, la più agguerrita è stata British Telecom. E in Spagna Telefonica ha da poco comprato DigitalPlus (una quota gliel’ha venduta proprio Mediaset).

Per lanciare una strategia paneuropea servono capitali. O un partner. Berlusconi sceglie così di avviare il dialogo con Vincent Bolloré, entrato nel frattempo in Telecom Italia con una quota che all’inizio è di poco superiore all’8%. Il dialogo è reso fluido dalla lunga consuetudine tra il finanziere bretone e la famiglia Berlusconi. L’accordo è facile da raggiungere, un po’ meno da costruire vista l’ampiezza, ma a questo hanno pensato i «tecnici».

Bolloré viene a Milano la scorsa estate per mettere dei punti fermi. Poi a fine gennaio, all’ultimo piano del quartier generale di Vivendi, in un ufficio che affaccia su un giardino pensile da cui si gode una splendida vista dell’Arc de Triomphe, Berlusconi jr e Bolloré raggiungono l’accordo strategico sulla pay-tv che allargherà la geografia del Biscione. Mediaset Premium passerà a Vivendi e il gruppo di Cologno continuerà a fare la televisione «free» in cui è leader, con il ruolo aggiuntivo di editore di nuovi canali a pagamento, modello Fox. In una prospettiva internazionale. Questa l’architettura di massima. A Parigi quel giorno c’era anche Yannick Bolloré, il secondogenito, e Tarak Ben Ammar, il produttore franco tunisino che siede nel consiglio di Telecom e in quello di Mediobanca, amico di lunga data della famiglia Berlusconi, che ha tenuto il filo tra Parigi e Cologno.

Il primo passo dell’alleanza è il passaggio della gestione di Mediaset Premium a Vivendi, che già gestisce Canal Plus, con l’obiettivo di creare un gruppo paneuropeo in grado di contrastare l’avanzata dei nuovi concorrenti. Uno snodo importante dell’accordo è rappresentato dalla produzione e dalla vendita di film e serie-tv. La seconda gamba è invece la web-tv on demand con la creazione di una nuova piattaforma, con cui fare concorrenza a Netflix e simili, in cui Mediaset farà confluire Infinity Italia e Infinity Espana, il cui lancio è imminente, e il gruppo francese l’offerta in streaming della tedesca Watchever. L’alleanza verrebbe saldata con la cessione a Mediaset di un pacchetto di azioni di Vivendi di poco inferiore al 3%.

Le carte sarebbero già pronte, ma il precipitare della situazione in Telecom ha «distratto» Bolloré proprio nel momento della chiusura. Che è stata solo rimandata in attesa che Vivendi definisca il nuovo vertice del gruppo telefonico. Gruppo che non è direttamente coinvolto nell’accordo, che riguarda solo Vivendi e Mediaset. Ma a tendere Telecom potrebbe entrare in campo come piattaforma di distribuzione. E destinataria dei contenuti firmati dall’alleanza Mediaset-Vivendi .

Federico De Rosa

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