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Mediaset-Vivendi l’Ue prepara per l’Italia la procedura d’infrazione

La Commissione europea riapre il caso Mediaset-Vivendi. Gli uffici di Bruxelles, in particolare la direzione Connect, sono in procinto di avviare e trasmettere al governo italiano una procedura sul cosiddetto emendamento “Salva-Biscione”. Così, mentre le due aziende stanno per firmare il loro accordo, tutto potrebbe essere rimesso in discussione.Sul banco dell’accusa, dunque, l’emendamento che alla fine dell’anno scorso fu presentato dall’esecutivo di Giuseppe Conte e approvato in Parlamento a dicembre. E che sostanzialmente proteggeva l’azienda di Berlusconi dall’assalto dei francesi che stavano rastrellando azioni con il manifesto proposito di acquisirne il controllo. La reazione governativa nasceva dalla sentenza della Corte di Giustizia europea che bocciava la Legge Gasparri nella parte in cui si vietava di fatto la scalata da parte del colosso d’Oltralpe. La “leggina” varata alla fine del 2020, allora, trasferiva all’Agcom – l’Autorità per le comunicazioni – il compito di valutare se l’acquisto di Vivendi – o fattispecie analoghe – potesse distorcere il mercato. Una mossa che allora bloccò le operazioni del gruppo di de Puyfontaine. Che ebbe il suo peso dello scontro tra i due gruppi dei media.Già a dicembre scorso, la Commissione fece sapere con una lettera che quella norma rischiava di essere incompatibile con la legislazione europea. E soprattutto che era stata seguita una procedura scorretta: «Invitiamo le autorità italiane a chiarire perché tali norme non siano state notificate» e «ricordiamo che il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione con la relativa procedura da parte degli Stati Membri costituisce un vizio sostanziale della norma in questione che i singoli possono fare valere di fronte al giudice nazionale cui compete la disapplicazione di tal norma». Ma gli appunti di Bruxelles riguardavano e riguardano anche il merito: una possibile violazione della libertà di stabilimento garantita dai trattati Ue e un intervento sproporzionato.Nelle prossime ore, dunque, la Commissione farà partire ufficialmente la contestazione. Fino ad ora si sono svolti contatti informali e riservati. Ora il passo è concreto. Si tratta di una “Eu-Pilot”, ossia dell’apertura formale di una procedura. È cioè l’atto prodromico per poi aprire fattualmente l’infrazione. L’atto che la Commissione si accinge a notificare – come tutti gli Eu-Pilot – contiene al suo interno la possibilità di chiarire o risolvere il problema prima che si emetta una sanzione. Ossia, tutto decade se le autorità italiane offrono un chiarimento o una soluzione legislativa. Ma i nodi da sciogliere sono tanti. Sul metodo pesa la mancata notifica preventiva del famoso emendamento. Nel merito la violazione della sentenza della Corte Ue. Bruxelles quindi sta chiedendo come il governo intenda muoversi considerato che la norma è stata comunque definita transitoria. E cosa progetti per rispettare la decisione dei magistrati europei. Resta il fatto che, come aveva già segnalato la Corte di Giustizia, oltre alla norma “Salva- Mediaset”, è l’intera Legge G asparri a entrare sotto l’esame di Bruxelles. Spingendo il governo italiano a porre rimedio in tempi brevi anche in quel settore.Ma c’è un aspetto ancora più concreto. Che riguarda il futuro delle tv del Cavaliere. L’intesa di pace raggiunta un mese fa tra il Biscione e Vivendi, infatti, non è stata ancora firmata ufficialmente. Questo avverrà il prossimo 22 luglio. Ossia tra quasi due mesi.In quel patto si prevede che i francesi cedano nell’arco di cinque anni la quota di Mediaset pari al 19,19 per cento ora in mano alla Simon Fiduciaria. Che Fininvest acquisti poi un altro 5 per cento detenuto allo stato direttamente da Vivendi. Ma appunto, soprattutto negli ambienti più vicini al Cavaliere non è mai mancato il timore che il gruppo transalpino avesse in mente altre mosse. E che ora, quindi, alla luce della decisione europea, possa muoversi in maniera diversa. Considerato che il contratto sarà formalmente esecutivo solo tra 50 giorni. In questi casi in pochi fanno affidamento al motto latino “pacta sunt servanda”.

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