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Tra Mediaset e Vivendi la guerra è finita Via al progetto europeo

Dopo cinque anni di cause e litigi l’ad di Mediaset Pier Silvio Berlusconi e quello di Vivendi Arnaud de Puyfontaine firmano un accordo tombale per dirimere tutte le cause civili, da quella del portale Dailymotion (transata per 26,3 milioni) a quelle sul mancato acquisto di Premium.
Vivendi, che era entrata dentro Mediaset nel novembre del 2016, ora uscirà in punta di piedi vendendo entro il 2026 il 28,8% che aveva rastrellato. L’uscita del gruppo che fa capo al finanziere bretone Vincent Bolloré sarà agevolata dalla Fininvest della famiglia Berlusconi che salirà subito poco sotto il 50% di Mediaset, ma pronta – se fosse necessario – a incrementare ancora la quota, sempre nei limi di legge.
Del resto il tribunale di Milano in primo grado ha quantificato il danno subito da Mediaset per la disdetta dell’accordo sull’acquisto della pay tv Premium in appena 1,7 milioni, dando nei fatti ragione ai francesi. Con la pace, Vivendi si impegna a non ostacolare l’azienda di Cologno, come fatto due anni fa con un ricorso in Spagna che ha bloccato la fusione tra le attività italiane e spagnole nell’olandese Media for Europe. Da socio di minoranza Vivendi è invece pronto a supportare i piani di Mediaset: sia quello di rivedere lo statuto cancellando il voto maggiorato (che sarà votato all’assise del 27 maggio), sia quello per spostare la sede legale in Olanda (da votare il 23 giugno): sarà il primo passo del Biscione verso la costruzione di una casa europea delle tv commerciali. Quanto alla governance, finché Vivendi resterà in minoranza potrà partecipare, ma non lo farà in modo ostile: più probabile quindi che esprima uno o più rappresentanti di suo gradimento nella lista Fininvest, meno probabile che sostenga una sua lista capace di rubare il posto a Assogestioni.
Tutti i contrasti, come le cause, cessano con l’accordo firmato ieri dopo tre giorni di trattative tra l’avvocato di Fininvest, Luca Fossati dello studio Chiomenti, e il legale di Vivendi, Giuseppe Scassellati- Sforzolini di Cleary Gottlieb.
Quanto ai dettagli del disimpegno dei francesi, la prima a vendere sarà Vivendi, che cederà metà della sua quota a Fininvest: la holding dei Berlusconi rileverà il 5% di Mediaset per 159 milioni ( 2,7 euro per azione, contro i 2,68 di ieri). Vivendi resterà azionista con il 4,61% e potrà cedere o meno questa partecipazione in qualunque momento. Ma anche la fiduciaria Simon (19,1% del capitale, che fa sempre riferimento ai francesi) smantellerà la sua posizione per gradi e in maniera progressiva nei prossimi 5 anni a prezzi che vanno da un minimo di 2,75 per il primo anno a un massimo di 3,1 euro per il quinto, e potrà decidere di accelerare il disimpegno in caso in cui il titolo salga sopra quota 3,2 euro. Vivendi ha pagato le sue Mediaset 3,7 euro, pertanto rischia di uscire dalla partita italiana delle Tv con una minusvalenza. Fininvest avrà un’opzione per rilevare eventuali azioni che Simon non riuscisse a cedere in Borsa.
Fininvest, infine, nell’assemblea del 23 giugno chiederà di votare la distribuzione di un dividendo straordinario di 0,30 euro (156 milioni per i Berlusconi), proposta che sarà supportata da Vivendi e quindi passerà. Le risorse, distribuite a luglio, corrispondono per lo più alla cedola che sarà incassata da Ei Towers (40% Mediaset) per la vendita delle sue torri tlc.
Mediaset e Vivendi oltre a dirimere le controversie passate si legano per il futuro con un accordo di «buon vicinato», che potrebbe aprire scenari futuri che in qualche modo coinvolgono Telecom Italia. Il colosso delle tlc, di cui Vivendi è il primo socio al 23,9%, con la rete unica sarebbe la prima via per lo streaming dei contenuti video, nonché il partner di Dazn per il calcio di Serie A.
Vivendi e Mediaset si sono impegnate anche a non interferire nei reciproci ambiti, con l’eccezione dell’asta per il controllo dell’emittente M6 in Francia dove, come sempre, vincerà chi farà l’offerta migliore.
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