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Mediaset, Vivendi è al 28,8%

Il rastrellamento su Mediaset è finito, almeno per ora. Il titolo, infatti, è stato sospeso più volte per eccesso di ribasso, chiudendo infine in calo del 12,4% a 4 euro. A mercato chiuso Vivendi ha annunciato di essere salita al 28,8% del capitale e al 29,94% dei diritti di voto, dal momento che il Biscione detiene azioni proprie per il 3,7%. Vivendi quindi non può andare oltre, e nemmeno lo può fare Fininvest – attestatasi al 38,266% del capitale e al 39,775% dei diritti di voto -, senza incappare nell’obbligo d’Opa. La cosa strana è che la settimana scorsa, dopo l’annuncio di Vivendi di voler salire dal 3% al 20% in Mediaset, nelle tre sedute successive – interessate anche dagli acquisti della holding della famiglia Berlusconi per il 3,527% del capitale – in Borsa è passato di mano poco meno del 23%, quindi poco più del 20,7% rastrellato dalle mani “forti” che si sono poi dichiarate. Mentre questa settimana i volumi sono stati ben superiori agli acquisti annunciati.
Infatti, nelle tre sedute centrali di questa settimana, con gli acquisti francesi che hanno riguardato l’8,8% del capitale Mediaset, è stato scambiato in Borsa quasi il 21% del capitale. Molto di più, cioè, di quanto sarebbe giustificato dal rastrellamneto di Vivendi. Qualcun altro è sceso in campo o i volumi sono stati gonfiati dalla chiusura di posizioni collegate a derivati?
Scommettere su come può evolvere la vicenda sarebbe un azzardo per il mercato, che infatti in questa fase si astiene. Vivendi potrebbe restare in assedio e chiedere la convocazione di un’assemblea per fare ingresso nel board di Mediaset: si tratterebbe di un’assemblea ordinaria non calendarizzata dove si delibera a maggioranza semplice. Ma a ieri sera non era arrivata alcuna richiesta in tal senso da Parigi. Oppure Vivendi potrebbe promuovere un’Opa volontaria a “prezzo libero”, che però non potrebbe essere parziale (solo su una quota) se non dopo 12 mesi dagli ultimi acquisti. O, ancora, Vivendi potrebbe comprare altre azioni per salire sopra il 30% e far scattare l’Opa obbligatoria. Questo scenario sembrerebbe però in assoluto il più improbabile, perchè sarebbe la via più onerosa per espugnare il controllo.
Anche il fronte Mediaset-Fininvest potrebbe far scattare un’Opa obbligatoria – a prezzi certamente inferiori ai massimi raggiunti in questi giorni – se la società televisiva spendesse la delega per completare il buy-back fino al 10% del capitale. In quel caso Mediaset farebbe scattare l’obbligo di Opa in capo a Fininvest che la controlla, ma non invece in capo a Vivendi che salirebbe di riflesso sopra il 30% dei diritti di voto non per propri acquisti (che sono invece necessari ai fini della disciplina sulle offerte pubbliche).
Tuttavia, secondo alcuni osservatori, i francesi non si muoveranno ulteriormente prima che sia chiarita la questione sollevata dall’Agcom con l’apertura di un’istruttoria nell’ambito del Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni che recepisce la legge Gasparri, che impedisce di controllare, insieme, Telecom – perchè ha una quota superiore al 40% nel mercato delle telecomunicazioni – e Mediaset – che supera il tetto del 10% nei media. Oggetto di discussione è se Vivendi “controlla” Telecom e se quindi, nel caso conquisti Mediaset, sia tenuta poi di fatto a scegliere tra l’una e l’altra. Ai fini Agcom – che fa riferimento al Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) – potrebbe bastare dimostrare che Vivendi esercita un’influenza dominante. Ma, ai fini della Consob, valgono invece le disposizioni del Testo unico della finanza (Tuf). Per questo occorrerebbe un esame specifico anche dell’andamento delle assemblee. Al momento Vivendi ha fatto ingresso nel board di Telecom quando non era ancora in scadenza (lo sarà con la prossima assemblea di bilancio) per ampliamento del consiglio deciso in assemblea, con quattro amministratori, di cui un indipendente (Félicité Herzog) e i primi tre top manager esecutivi del gruppo (il ceo Arnaud de Puyfontaine, il cfo Hervé Philippe e il coo Stéphane Roussel).
Proprio per ragionare sul raccordo delle regole, i tecnici della Consob si sono riuniti ieri con quelli dell’Agcom. Contro il comportamento di Vivendi Fininvest ha presentato un esposto all’Authority di mercato, mentre Mediaset si è appellata all’Authority delle tlc, che comunque potrebbe lanciare un monito all’indirizzo di Parigi ma non invece bloccare una scalata. È?possibile che da Fininvest-Mediaset venga chiesto a riguardo il parere di Bruxelles. Ovviamente da parte di Vivendi si sostiene che non c’è il controllo su Telecom.
Sempre ieri la Consob, nella sede milanese, ha ascoltato il cfo di Mediaset, Marco Giordani, accompagnato dal responsabile degli affari legali Pasquale Straziota. Nel corso dell’audizione, i rappresentanti della società hanno ricostruito le tappe della vicenda, a partire dall’accordo di aprile su Premium, che da fine luglio i francesi non vogliono più onorare. La questione è sfociata in una causa civile (prima udienza a marzo), inizialmente per il rispetto del contratto con connessa richiesta danni, e in una denuncia alla Procura per manipolazione di mercato. «La vicenda è abbastanza chiara – ha commentato Giordani – I fatti sono quelli che conoscete poi ci sarà qualcuno che dovrà giudicare».
Oggi in Consob sarà la volta del ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Non è escluso che vengano convocati anche esponenti della Fininvest che oggi pomeriggio, di suo, potrebbe riunire il consiglio per fare il punto sulla situazione e sulla cessione del Milan.

Antonella Olivieri

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