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Mediaset torna davanti a Sky

di Marco Mele

Una maggior penetrazione della banda larga riduce l'impatto della pirateria e rende possibile e conveniente un'offerta legale e competitiva. «Questa è la nostra priorità» sottolinea Corrado Calabrò, presidente dell'Agcom, presentando alla Camera dei deputati la Relazione annuale dell'Authority.

Nel sistema televisivo, Mediaset diventa il primo operatore per ricavi, risorpassando Sky grazie alla crescita dell'8,1% dei suoi ricavi, contro l'1,8% di Sky Italia. La Rai è al terzo posto, con il +2,5% dei ricavi.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un saluto iniziale per nulla formale, auspica «un mercato aperto e concorrenziale» dei media. Serve «una maggiore contendibilità delle risorse, a partire da quella pubblicitaria, in primis a favore della carta stampata». La tecnologia? «Di per se non è salvifica: serve un governo della risorsa frequenziale – continua Fini – che guardi agli interessi generali. Occorre una valorizzazione della risorsa pubblica, con un adeguamento dei canoni per i diritti d'uso delle frequenze».

Calabrò parte, non a caso, dai social network, che «stanno cambiando la società, il costume, le forme di democrazia, i diritti». Non a caso 19 milioni sono gli italiani su Fecebook su 600 milioni nel mondo. Non a caso, sono circa 12 milioni gli italiani che navigano in rete dal telefonino. L'Italia è però un paese a due velocità per Internet: nella rete fissa la situazione «è più stagnante», siamo sull'orlo della retrocessione in serie B.

La crescita di Internet, in ogni caso, non crea per ora un effetto di sostituzione quanto alle fonti alle quali ci si informa: il 90% degli italiani sceglie la tv. I quotidiani lo sono per il 61% mentre Internet è solo al 20,6% (al marzo 2010) e la radio al 19,3%. La centralità della tv è confermata dal fatto «che si guarda, si commenta, si fa sul Web». Il consumo medio di tv è aumentato di 16 minuti nell'ultimo decennio, come accade nei mercati più evoluti, come quello americano.

La tv nazionale cresce del 4,5% nel 2010 rispetto ad un anno "no" come il 2009, arrivando a quota 8.976 milioni: il canone vale il 17,4% del totale. Rai, Mediaset e Sky controllano il 90% delle risorse del sistema. In questa «tripartizione» Mediaset sorpassa Sky con il 30,9% delle risorse, contro il 29,3%. La Rai è al 28,5%, «ma con il canone non riscosso, sarebbe il primo operatore» sottolinea Calabrò: la sola evasione del canone ordinario, secondo la Corte dei Conti, si attesta, a fine 2009, al 26,5%, con un mancato introito di oltre 500 milioni di euro. Mediaset, con il 38% degli ascolti, raccoglie il 56% della pubblicità tv. La Rai con il 41% degli ascolti ne raccoglie il 24%. «Opera uno stringente limite di legge»: così Calabrò spiega l'apparente paradosso. Meno questo spiega perchè se Mediaset scende dal 39,5% al 37,4% in un anno e aumenti i propri introiti pubblicitari del 6,7% mentre la Rai solo del 3,9%, nonostante salga dal 40,6% al 41,2% degli ascolti: i limiti sono sempre gli stessi.

Il duopolio non esiste più? Rai e Mediaset totalizzano l'86,8% dei ricavi della tv gratuita, con Telecom Italia Media al 2,5% e tutte le altre tv – nazionali e locali – a spartirsi il restante 10,7%. Alla Rai occorre una riforma: ma separare le due funzioni, quella commerciale e quella di servizio, «non piace ai partiti che albergano nell'azienda e ai concorrenti che mal vedono una Rai più competitiva». La Rai dovrebbe avere maggior considerazione «per la qualità del suo servizio», ma arrestarne il declino «è una priorità non percepita come tale».

La messa in gara (beauty contest) di cinque multiplex digitali (sei, con quello per la tv mobile, ndr) è «un ampliamento del pluralismo televisivo», possibile dopo il Piano delle frequenze approvato dall'Autorità. Calabrò evita di polemizzare con il Ministero dello Sviluppo, che ha assegnato, nel Nord Italia, tutte le frequenze senza rispettare il Piano Agcom, comprese quelle del beauty contest, sia pure, in questo caso,- provvisoriamente. Capitolo par condicio: la sua applicazione è «un esercizio arduo e complesso, per la necessità di tenere il passo con i tempi». Nessun accenno ai risultati delle rilevazioni dell'Isimm per l'Agcom sul pluralismo nei Telegiornali e nei programmi extra-Tg. Dati che potrebbero far sorgere dubbi sui «puntuali interventi correttivi» attuati, non solo nelle ultime settimane di campagna elettorale. Nell'editoria prosegue la riduzione delle copie vendute (7% annuo), anche se la pubblicità è stabile e cresce la presenza delle testate nella multimedialità. A fine 2010, circa il 50% degli utenti Internet, nel giorno medio, lo è su siti gestiti da giornali (+37% nel 2010). A fine 2010 sono circa 500mila gli abbonamenti a servizi e testate digitali, di cui un 30% attraverso smartphone e tablet. Il diritto alla libera circolazione del pensiero, infine «non deve strangolare il diritto di proprietà delle opere dell'ingegno. E' universale la richiesta di una nuova disciplina del diritto d'autore, attesa da settant'anni, «a livello sovranazionale». Nei paesi dove la banda larga è più sviluppata si assiste al decremento della pirateria on line «e si rende possibile e conveniente un'offerta legale e competitiva». Fronte su cui l'Italia della musica sta guadagnando quote di mercato, mentre quella del cinema è in netto ritardo.

 

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