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Mediaset svela i target al 2020 In Italia più Ebit per 468 milioni

Mediaset vuol tornare a mostrare i muscoli con la comunità finanziaria. E già alla vigilia della presentazione delle linee guida di sviluppo della società che il managemennt della società presenterà oggi a Londra, a Borse chiuse il gruppo di Cologno emette una nota con alcune delle linee guida che saranno illustrate oggi alla comunità finanziaria.
E così, la nota di Cologno indica un miglioramento dell’Ebit delle attività media italiane atteso per 468 milioni di euro al 2020 rispetto ai 26,8 milioni del 2015. Allo stesso modo, altro numero significativo è quello che riguarda la raccolta pubblicitaria. Per Mediaset il 2016 si è chiuso con una raccolta in crescita del 4% rispetto al 2015 che si attesta al +2,8% senza considerare il contributo del polo radiofonico acquisito nel 2016. Tutte queste attività produrranno una crescita della quota di mercato pubblicitario totale di Mediaset dal 37,4% di oggi a oltre il 39% nel 2020 (considerando quindi tutta la torta del mercato pubblicitario e non solo quella della raccolta televisiva).
Numeri in incremento quindi all’interno di una strategia in cui ritorna centrale quella Premium pomo della discordia con Vivendi.
Nel futuro della società pay di Mediaset c’è infatti innanzitutto la partecipazione alle prossime aste per i diritti del calcio (Champions League e Serie A) che si terranno in primavera «con un approccio orientato alle reali opportunità di business». Il che tradotto vuol dire che non ci si svenerà come nell’ultima asta per i diritti tv della Champions League vinta a carissimo prezzo. Il futuro di Premium sarà poi anche improntato a un nuovo modello di business che ne farà una piattaforma aperta, anche per le telco.
Certo, la presentazione di queste linee guida di sviluppo pensate, e approvate dal Cda, per traguardare Mediaset al 2020, arriva in un momento in cui perlopiù ci si sta interrogando sull’impatto potenziale della presenza nel capitale di un coinquilino diventato ingombrante come Vivendi, ora che il colosso francese dei media è salito al 29,9% dei diritti di voto. Agcom (si veda altro articolo in pagina) è vigile sulla vicenda e gli occhi sono sempre puntati sulle mosse dei francesi.
Quello che oggi il vicepresidente e ad Pier Silvio Berlusconi, il Cfo Marco Giordani e il numero uno della concessionaria pubblicitaria del Gruppo, Stefano Sala, faranno davanti alla comunità finanziaria a Londra in un road show che si è inevitabilmente caricato di attese, è comunque mettere in fila i punti attraverso i quali tracciare uno sviluppo di Mediaset adeguato ai tempi e al contesto internazionale.
In questo quadro non era da dare per scontata la centralità di Premium, gravata da perdite milionarie ed ex sposa ripudiata sull’altare da Vivendi che si era accordata per acquistarla lo scorso aprile, salvo poi ripensarci a luglio, dando inizio così a un ruvido corpo a corpo con il gruppo di Cologno, che ha portato inevitabili straschichi legali.
Nel comunicato Mediaset si legge testualmente che una delle principali azioni sul piano delle efficienze sarà «rendere disponibili i canali pay prodotti da Mediaset anche ad altri operatori, e contemporaneamente aprire la piattaforma tecnologica Premium – unica esistente in Italia sul digitale terrestre – a tutti i produttori di contenuti interessati a un’offerta pay».
Nel roadshow con gli analisti finanziari, per la piattaforma pay di casa Mediaset sarà così delineato un nuovo corso in cui i contenuti di Premium, a iniziare da quelli frutto di accordi pluriennali con Warner e con la Nbc Universal per film e serie tv, potrebbero diventare parte di una proposta editoriale a disposizione anche di altri editori, comprese le telco. La piattaforma però sarà anche una piattaforma aperta con un nuovo modello di business in grado di prevedere la possibilità di ospitare l’offerta pay di altri editori. Chi insomma, magari anche fra gli operatori fuori dal mercato pay al momento, volesse lanciarsi in un’offerta a pagamento potrebbe sfruttare le possibilità offerte dall’infrastruttura, fra cui i 5 milioni di device connessi da parte degli oltre 2 milioni di abbonati.
Sempre sul versante delle efficienze e degli sviluppi futuri la comunicazione di Mediaset dà altre due indicazioni importanti. Innanzitutto quella delle coproduzioni internazionali. «Sono già operative – si legge – le attività con Mediaset España per la coproduzione internazionale di contenuti, attività estendibili anche ad altri broadcaster europei».
In questo senso, anche se non esplicitato, viene naturale il collegamento con quanto reso noto la settimana scorsa, vale a dire l’alleanza tra Mediaset, la tedesca Prosiebensat e la francese Tf1 nelle piattaforme di distribuzione di video online. Mediaset ha acquisito una partecipazione del 5,5% in Studio 71, il principale multichannel network in Europa, e tra i primi cinque al mondo, controllato dal gruppo tedesco ProSiebenSat1 Media.
Per ora la collaborazione è sull’advertising online ma un domani chissà. Di certo, per Cologno l’accordo su Studio 71 – che di fatto gestisce e convoglia traffico web su oltre 6 miliardi di video al mese – è un segnale in un contesto innovativo fatto di piattaforme web (Youtube, ma anche Vimeo, Facebook, MyVideo, Snapchat), contenuti specifici (quelli più richiesti dal web, quindi si parla anche del fenomeno ormai non più nuovo ma in via di consolidamento dei cosiddetti Youtubers) e distribuzione su scala internazionale (e qui Mediaset potrebbe trarre dei vantaggi dalla distribuzione su ampia scala anche di suoi contenuti propri).
Accanto ai nuovi contenuti “online first”, qualcosa di più si dovrebbe conoscere anche sul «lancio di una piattaforma “OTT AvoD” di nuova generazione». Dalle prime indiscrezioni dovrebbe trattarsi di una sorta di “Spotify” con contenuti Mediaset visibili in simulcast online o a pagamento oppure sottoponendosi alla visione di spot pubblicitari.

Andrea Biondi

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