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Mediaset, rotta su M6 e offerta dalla controllata spagnola

Il Cfo di Mediaset, Marco Giordani, durante la conference call con gli analisti sul primo trimestre tiene a chiarire che è meglio non farsi soverchie illusioni. Per l’acquisizione della francese M6 «i venditori e il sistema in generale preferiscono una soluzione francese: non è bello per noi, ma è così». Quindi, aggiunge, «se dovessimo stare alle dichiarazioni del ceo di Rtl (proprietaria del 48,6% di M6 messo in vendita, ndr.) o del ceo di M6 la decisione sembra presa».

Mediaset però la sua partita la giocherà sul gruppo francese che ha in pancia la seconda rete televisiva privata più seguita (dietro Tf1 controllata dal conglomerato Bouygues) e detiene circa il 27% del mercato pubblicitario Tv e il 30% di quello radio (in cui opera anche con Rtl che è la seconda nazionale e la prima privata). A 1,27 miliardi i ricavi del 2020.

Le offerte a Jp Morgan a quanto risulta al Sole 24 Ore potrebbero essere presentate oggi o al massimo domani. E Mediaset potrebbe farsi avanti da sola o anche attraverso la sua controllata Mediaset España. Il tutto contando su un pool di banche: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Santander, con Citi come advisor.

In campo sul dossier una lista ristretta che comprende Bouygues (Tf1); Vivendi; Xavier Niel, Matthieu Pigasse e Pierre-Antoine Capton; il magnate ceco Daniel Kretinsky e, appunto, Mediaset. La soluzione della fusione con Tf1 è stata la più caldeggiata, ma M6-Tf1 insieme varrebbero più del 70% del mercato adv, con un ineludibile tema antitrust. Quanto a Vivendi a giocare contro c’è un discorso politico che vedrebbe Macron tifare contro questa soluzione. Oltralpe sta prendendo quota l’ipotesi Niel-Pigasse–Capton.

Ma Mediaset, pur consapevole dello svantaggio, è intenzionata ad andare avanti in nome di quell’espansione internazionale ribadita come il perno della strategia del gruppo. «Il trasferimento di Mediaset in Olanda – ha confermato il Cfo Giordani – dovrebbe avvenire a settembre e sarà una leva per iniziare il consolidamento». Occhi puntati in Francia, quindi, ma anche in Germania dove il gruppo guidato dall’ad Pier Silvio Berlusconi ha quasi il 25% di una Prosiebensat che ieri ha perso il 2,25% dopo conti trimestrali in utile di 37 milioni (-36%), con ricavi in crescita dell’1% a 938 milioni e stime alzate per il 2021. Il tutto, però, con una strategia troppo poco centrata sulla Tv secondo un Biscione non ancora in Consiglio, ma che non dovrebbe tardare a bussare per prendere posto al tavolo.

Mediaset invece ha chiuso in Borsa in rialzo del +4,10%, a 2,79 euro dopo un primo trimestre concluso con un utile consolidato di 52,5 milioni – in crescita rispetto ai 14,6 milioni del pari periodo 2020 e ai 36,7 del primo trimestre 2019 – e con Ebit tornato positivo (+20,6 milioni) anche in Italia dopo i -20,4 milioni del primo trimestre 2020. Ricavi giù del 7% a 634,2 milioni – ma Italia rimasta in linea con il 2020 a 450,2 milioni – mentre i costi operativi sono scesi del 9% a 452,6 milioni. Anche l’indebitamento finanziario netto è calato a 975,2 milioni a marzo dagli 1,064 miliardi di dicembre.

Quanto alla raccolta pubblicitaria, il +6,1 dei tre mesi in Italia diventa +21% conteggiando aprile (-48% nel 2020) che ha avuto una performance «praticamente doppia rispetto a quella dello scorso anno». Peraltro il gruppo su questo versante sta facendo valere la sua espansione ben oltre la Tv: il 75% di chi compra pubblicità da Mediaset ormai sceglie infatti anche mezzi digitali, arrivando fino a cinque media diversi.

Mediaset si avvia così a distribuire il dividendo straordinario di 0,3 euro deciso nell’accordo con Vivendi e che sarà votato dall’assemblea del 23 giugno. Altri introiti arriveranno dagli 89 milioni di plusvalenza dell’operazione Towertel (la parte Tlc venduta da Ei Towers) oltre ai 133 milioni di cedola dalla stessa Ei Towers, ma anche dal risarcimento di 1,7 milioni da Vivendi deciso dal Tribunale di Milano e dai 26,3 milioni del contenzioso Dailymotion. Questi ultimi due «saranno riconosciuti da Vivendi il 22 luglio 2021, data di closing degli accordi transattivi».

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