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Mediaset Premium, faro sui nuovi soci

Intreccio Italia-Spagna. Mediaset e Telefonica danno vita a una partita incrociata sulla pay-tv. Nel giro di una settimana Mediaset ha vende la sua quota nella spagnola Digital+ a Telefonica. Che a sua volta entra in Premium, pay-tv di Mediaset. Dopo un anno di voci, arriva finalmente l’atteso partner industriale per la pay-tv del Biscione. Ieri è arrivata l’ufficialità di quello che si andava dicendo da giorni. Ossia una sorta di scambio: Mediaset lascia il campo libero a Telefonica in Spagna (accettando la generosa offerta di 395 milioni per il 22% di D+), che contemporaneamente entra come socia in Premium. Pagando 100 milioni, avrà l’11,1% della società.
L’ingresso in Premium degli spagnoli (assistiti dagli avvocati di Clifford Chance, mentre gli italiani si sono affidati allo studio Chiomenti) potrebbe essere solo il primo passo perché altri soci potrebbero entrare. L’idea è di fare di Premium una sorta di «public company», aperta a investitori internazionali, e non più solo una divisione di Mediaset: da mesi si parla di un interesse della tv araba Al Jazeera, di proprietà dell’emiro del Qatar.
A PierSilvio Berlusconi riesce il doppio colpo: incassare in Spagna, senza uscirne, e incassare in Italia. Un ribaltamento di 180 gradi dello scenario rispetto alla settimana scorsa quando Mediaset sembrava all’angolo, costretta a scegliere se rimanere in Spagna come sleeping partner (peraltro non molto gradito agli spagnoli) o dire addio al paese, con la consolazione di un incasso. Così invece Mediaset non deve dire addio alla Spagna perché il nuovo socio Telefonica, adesso proprietario al 100% di Digital+, entra nella pay-tv del Biscione. L’alternativa era appunto uscire e incassare soldi, perdendo l’opportunità industriale di avere anche un piede sul mercato iberico. Si aprono nuovi scenari: Mediaset ha lasciato intendere che Telefonica non sarà l’unico socio. La tv pagamento è il futuro dell’intrattenimemto televisivo, imperniato sullo sport (e in particolare il calcio, l’unica trasmissione in grado di spostare telespettatori e investitori pubblicitari), ma la pay-tv è un’industria molto costosa: Mediaset ha dovuto sborsare oltre 1 miliardo di euro per strappare i diritti della Champions League a Sky e per aggiudicarsi una parte della Serie A. E nel prossimo triennio 2015-2018 dovrà sostenere costi più alti. Trovare un partner diventa una necessità per poter essere competitivi nell’arena della tv.
Per ora in casa Mediaset possono esultare: hanno fatto cassa in Spagna dove non avrebbero contato nulla con una quota di minoranza. Non basta: così facendo, in casa Mediaset hanno pure dato un valore certo a un asset finora una sorta di entità dai lineamenti indefiniti. A questo punto il miliardo di valorizzazione non è più solo un desiderata di Cologno, ma un valore ufficiale, nero su bianco. La Borsa non si è esaltata, però (-0,97%).
Vero è che Telefonica paga 100 milioni per entrare in un’azienda che perde soldi (400 milioni le perdite cumulate, secondo i calcoli del Credit Suisse, ma la cosa è stata negata da PierSilvio in una recente intervista). Ma gli spagnoli, un operatore puro di tlc digiuno di editoria, hanno bisogno di know how televisivo: capire come si fa una pay-tv, ora che ne possiedono una al 100%. Dal punto di vista la mossa su Premium ha un forte valore industriale. E pure strategico, allargando lo sguardo: se partirà la Super-Sky, la piattaforma europea di pay-tv unica di Rupert Murdoch, a quel punto Telefonica, che ormai si sta affermando come il vero big delle tlc nel Vecchio Continente, potrà candidarsi a fare da contraltare.
Tra l’altro, con il matrimonio con Mediaset, Telefonica aumenta la sua influenza in Italia: la pay-tv va ad aggiungersi a Telecom Italia, di cui è il socio industriale forte.

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