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Mediaset, nuova sede in Olanda «Avanti col piano internazionale»

«L’anno scorso ci siamo lasciati con progetti importanti sullo sviluppo internazionale. Varie vicissitudini ne hanno impedito il perfezionamento. Ma siamo determinati ad andare avanti. E ci riproviamo». Il riconfermato presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ha esordito così nell’assemblea che ieri ha dato l’ok al trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda.

Un passaggio in fondo storico per il gruppo Tv che questo approdo l’aveva immaginato già due anni fa, dovendo però alzare bandiera bianca davanti alla controffensiva legale di Vivendi. L’assemblea di ieri – che ha anche approvato il bilancio 2020, definito la nuova politica di remunerazione per il management, rinnovata la proposta relativa al rinnovo della delega per l’acquisto di azioni proprie fino a un massimo del 20% e nominato il Cda che oggi si riunirà per le deleghe (con la riconferma di Pier Silvio Berlusconi nel ruolo di ad) – ha rappresentato anche il primo vero test (a questo punto definitivamente andato a buon fine) degli accordi fra Fininvest e Mediaset da una parte e Vivendi dall’altra. Dopo cinque anni di scontri nei tribunali di tutta Europa, i soci “separati in casa” hanno infatti siglato il 3 maggio un’intesa per l’uscita graduale in 5 anni di Vivendi dal capitale Mediaset e un concreto patto di non belligeranza. Per chi vorrà chiamarsi fuori dall’operazione olandese c’è il recesso a 2,18 euro per azione (2,89 euro il prezzo attuale di Borsa) ridotti in virtù degli 0,3 euro di dividendo, in pagamento il 21 luglio come parte degli accordi di pace con una Vivendi che venderà direttamente a Fininvest un 5% della sua quota il 22 luglio, al closing dell’operazione.

Ai lavori ha partecipato l’81,81% del capitale e il “sì” al trasferimento della sede legale in Olanda è arrivato dal 95,57% delle azioni rappresentante in assemblea. L’idea è fare dell’Olanda, sfruttando anche i vantaggi del suo quadro normativo e regolatorio, una rampa di lancio per un progetto paneuropeo, ha chiarito un Confalonieri pronto del resto a sgombrare subito il campo da qualsiasi polemica affermando che «la società continuerà a pagare le tasse in Italia e qui manterrà le proprie attività produttive». Anche le azioni continueranno a essere scambiare a Milano.

Se consolidamento dovrà essere, sarà comunque “cross-country”. Non all’interno di uno stesso Paese come scelto dalla Francia con il deal Tf1-M6. «L’Antitrust potrebbe autorizzare l’operazione solo a fronte di rilevanti commitment: cessioni di canali o attività produttive o limitazioni di mercato», spiega il presidente Mediaset.

Il quadro dominato da realtà come Amazon che muove sugli studios Mgm o dai cambiamenti dimostrati da una Dazn che in partnership con Tim acquista i diritti della Serie A impongono però spalle forti e di non ritardare su un’azione per «allargare e aumentare lo spettro dei ricavi» con una scala pan-europea per dare «alla free tv una prospettiva di sviluppo nuova e una opportunità di crescita» non possibile nei confini nazionali.

A questo progetto Mediaset arriva con dati che sul versante pubblicitario fanno dire a Confalonieri che la raccolta di Mediaset in Italia ad aprile e maggio è «praticamente raddoppiata» rispetto agli stessi mesi del 2020 che furono interamente penalizzati dal lockdown. «Il primo e il secondo trimestre del 2021 hanno avuto una performance positiva, anzi più che positiva: il primo trimestre ha segnato un +6,1% (verso un mercato a -1,4%) e il secondo trimestre è un trimestre da record» per il gruppo.

Certo, la sede in Olanda è una condizione che agevola, ma di per sé non è sufficiente a parlare di operazione paneuropea. Per Mediaset la sfida sarà mettere a sistema le attività in Italia con quelle della controllata Mediaset Espana e capire cosa fare di quel 24% che ne fa il primo azionista nella tedesca Prosiebensat in cui comunque il socio italiano non sembra essere visto con grande simpatia. Accanto ci sono tutte le altre possibili occasioni visto che l’M&A nel settore si è messo in moto come confermato ora anche dal piano di messa in vendita dell’inglese Channel 4.

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