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Mediaset, la discesa dei fondi Usa

Meno America, più Italia. Per anni Mediaset ha detenuto lo scettro di società più internazionale di Piazza Affari, con un’altissima percentuale di investitori esteri tanto da far dire ai vertici di sentirsi una sorta di «public company» all’americana. La fotografia soci scattata dall’assemblea di ieri, che ha rinnovato per altri tre anni l’attuale cda guidato dalla terna Fedele Confalonieri-Piersilvio Berlusconi-Giuliano Adreani, mostra un quadro assai diverso dall’anno scorso: molti soci esteri hanno azzerato o quasi la loro posizione. Dal fondo pensione degli insegnanti dell’Illinois all’Università del Texas, gli Stati Uniti.
È la conseguenza diretta della caduta in Borsa: Mediaset è stato uno dei titoli più colpiti a Piazza Affari nell’ultimo anno, con una caduta del 60% e il titolo ai minimi storici dalla quotazione avvenuta nel 1996. Tanto da far sbottare in assemblea il presidente Confalonieri: «C’era una bolla quando valevamo 50mila lire ad azione e c’è una bolla in negativo oggi che valiamo meno di 2 euro». Ma se il titolo ha più che dimezzato la capitalizzazione vuol dire che qualcuno ha venduto. Chi? Per lo più, investitori istituzionali americani, dal fondo pensioni della California fino alle istituzioni religiose, le Sister of Mercy, suore del North Carolina. Il rimescolamento nell’azionariato di Mediaset è lo specchio di quello che è successo più in generale al Paese da agosto a oggi. La paura di un default dell’Italia ha fatto scappare gli investitori soprattutto statunitensi. È scoppiato il «Vendi Italia» generalizzato al di là dei fondamentali.
Fine dell’idillio dunque tra il mercato e Mediaset? No, perché non tutto il big money è scappato. Contemporaneamente alle uscite, altri hanno fatto ingresso tra gli azionisti del gruppo televisivo. È il caso del Governo del Norvegia che è entrato con un robusto pacchetto di 5 milioni di titoli, pari allo 0,5% del capitale. Oppure è il caso del fondo estero Bpl che ha triplicato la sua presenza: da 1,5 milioni di titoli del 2011 ai 5 milioni attuali. Rimane fedele il sodale e socio Ennio Doris, il patron di Mediolanum (di cui la Fininvest di Silvio Berlusconi è azionista). La holding personale H Invest ha un pacchetto storico, pari a 7 milioni di titoli, che regala a Doris un piccolo record: è il primo azionista singolo della compagnia televisiva. Tra chi ha incrementato, infine, c’è anche il gruppo Generali: diviso tra i vari fondi che fanno capo alla compagnia assicurativa c’è uno 0,4% di Mediaset.
Che la situazione nell’industria dei media sia difficile, nessuno lo nasconde: per la prima volta Confalonieri, nel tradizionale discorso introduttivo all’assemblea, non ha usato mezzi termini. Quella in corso è una «guerra» che ha «pesanti conseguenze sul business» e sull’azienda. Ma, ha voluto subito rassicurare, «Mediaset non è un’azienda in crisi, neanche lontanamente». Segnali di inversione del trend ancora non se ne vedono: nei primi tre mesi del 2012, ha rivelato l’ad Adreani, la pubblicità è calata del 10% rispetto a un 2011 che già non brillava. Ma c’è un effetto ottico: l’anno scorso la pubblicità era partita bene per poi tracollare negli ultimi mesi. Il 2012, si aspetta Adreani, dovrebbe vedere invertita la curva con un inizio difficile e una fine in miglioramento. Per contrastare la crisi Mediaset ha già messo in cantiere taglio di costi per 250 milioni di euro, ma l’asso nella manica potrebbe essere un’alleanza con un big di internet entro l’estate.

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