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Mediaset giù del 3% nel dopo-Borsa

A Piazza Affari ieri Mediaset sembrava snobbare la sentenza della Cassazione. Era solo un’apparenza. I titoli del colosso tv della famiglia Berlusconi hanno continuato la loro inarrestabile corsa (+2,5% a 3,36 euro ai massimi da due anni) che li ha portati a più che raddoppiare il valore in otto mesi. Ma solo perché ieri Milano è balzata in testa alle Borse europee. E soprattutto solo perché il gong di Piazza Affari è arrivato prima ancora che la Cassazione leggesse la sentenza. Nell’after-market, Mediaset è arrivata a scivolare di oltre il 3%, con volumi sostenuti (1 milione di pezzi) per essere il mercato serale, dove il lotto minimo è di un’azione (e il controvalore è infatti assai modesto, meno di 4 milioni di euro). E il tonfo è coinciso esattamente con l’orario in cui la sentenza veniva letta.
A caldo, dunque, gli investitori hanno reagito nervosamente alla decisione dei giudici, peraltro faticosamente interpretata, come dimostrano anche le contraddittorie reazioni degli stessi sostenitori dell’ex premier e visto che nei minuti iniziali, coincisi con la confusione sul reale esito della sentenza, il titolo era in forte rialzo.
Ironia della sorte, la sentenza ha coinciso con la semestrale del gruppo di Cologno. Difficile capire se quel tonfo post-chiusura sia per l’effetto di una sentenza che è quantomai «politica» nella storia repubblicana o se sia per i contestuali dati di bilancio, comunicati anch’essi a mercati chiusi. Oggi, alla riapertura del listino ufficiale, si capirà meglio come il mercato interpreta la sentenza.
Nel frattempo, la metà anno di Mediaset, ultima in ordine di tempo dei big dell’editoria ad alzare il velo sui conti, certifica la crisi dell’industria dei media in Italia. Scendono i ricavi (da 1,99 miliardi del 2012 a 1,73 miliardi di euro), perchè calano gli introiti pubblicitari (scesi a 1 miliardo da 1,2 miliardi in Italia, e da 478 a 418 milioni in Spagna). Nel mercato interno, nei primi mesi dell’anno la pubblicità, giornali, radio e tv, è crollata, con una caduta addirittura peggiore del già annus horribilis 2012. Tuttavia, almeno in Mediaset, intravedono qualche piccolo segnale positivo che fa ben sperare per i mesi futuri. Il semestre si chiude con un utile, piccolo ma comunque utile (30 milioni). L’anno scorso al giro di boa di metà anno, Mediaset arrivò con 42 milioni di profitti per poi sprofondare in un passivo di 287 milioni (ma anche per una maxi-pulizia di bilancio a suon di svalutazioni di diritti tv costata 308 milioni). Al netto di quella voce una tantum, il 2013 potrebbe anche chiudersi con un risultato più sopportabile (l’anno scorso la perdita normalizzata era stata di 42 milioni) se non, come ipotizzano alcuni analisti, addirittura in sostanziale pareggio. E peraltro la fotografia dei primi sei mesi è già vecchia. Il mese di luglio per la prima volta da 22 mesi ha visto la raccolta salire. E anche agosto mostra timidi segnali di ripresa. A Cologno, tuttavia sono i primi a gettare acqua sul fuoco: il recupero dell’estate non è garanzia per l’autunno, sul quale la visibilità è ancora bassissima. La vera novità della semestrale, invero, è il lancio di un EuroBond da 500 milioni. Per la seconda volta nella sua storia, Mediaset emette un’obbligazione sul mercato continentale. Sarà per soli investitori professionali e non in una singola emissione ma più tranche da collocare entro la fine del 2014.

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