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Mediaset e il tassametro pay tv

di Claudio Plazzotta

I conti di Mediaset Premium a rischio di rosso nel 2011. Dopo il pareggio del 2010, anno in cui i manager del Biscione hanno potuto gestire la pay tv in digitale terrestre senza investimenti imprevisti, ecco che il 2011 si presenta ricco di novità e, soprattutto, di costi da ammortizzare. Ci sono, per esempio, gli euro investiti dal gruppo guidato da Piersilvio Berlusconi per Premium Net tv, la tv non lineare offerta a tutti gli abbonati Premium; il debutto, da oggi, di Bbc Knowledge e Discovery World, i due nuovi canali di Premium realizzati da Bbc e Discovery; gli accordi di esclusiva per il calcio, con la Coppa del re e la Supercoppa di Spagna, i grandi derby continentali, le dieci amichevoli della nazionale Argentina, il Mondiale per club.

E, infine, gli eventuali esborsi di Mediaset per trasmettere i match calcistici di serie A e di serie B del pacchetto Dahlia, che ha chiuso i battenti. «In effetti, ogni anno ha il suo conto economico», rispondono da Cologno Monzese, «e mentre il 2010 è stato anno di semplice gestione, con la promessa, mantenuta, del pareggio, per il 2011 di Premium non abbiamo ancora garantito nulla ai nostri investitori. Dipenderà dal numero di tessere e di abbonati. Se i ricavi della pay tv dovessero crescere in maniera robusta, potremo coprire gli investimenti. Altrimenti, potrà anche capitare di tornare in rosso».

L'avventura di Mediaset Premium, certamente un successo quanto a clienti raggiunti e alternativa all'ex monopolio di Sky nella pay tv, non ha portato, però, utili nelle casse di Cologno Monzese. Il risultato operativo, infatti, è stato negativo per 18,8 milioni nel 2004, con rossi di 11,6 milioni nel 2005, di 20,7 milioni nel 2006, di 39,5 milioni nel 2007, di 60,9 milioni nel 2008, di 70,8 milioni nel 2009, per un totale di 222 milioni di perdite, fino al sospirato pareggio di bilancio nel 2010. Il problema, ovviamente, è sempre lo stesso: per conquistare clienti (quasi 4 milioni di tessere attive) bisogna arricchire l'offerta (e sono costi) tenendo i prezzi bassi. Se Sky (4,7 milioni di abbonati) riesce, tuttavia, ad avere un ricavo medio per abbonato di 44,2 euro al mese, Premium è ancorata a un livello più basso, circa 9 euro al mese (le tessere rendono meno degli abbonamenti). Come colmare questa differenza, attraverso una crescita degli abbonamenti (Easy pay) a scapito delle tessere ricaricabili, e con una offerta pay più ricca e a prezzi maggiori, è proprio la sfida che attende Mediaset nei prossimi mesi.

Intanto venerdì 4 marzo si pronuncerà il Tribunale di Milano sul ricorso ex art. 700 fatto da Sky circa l'ipotesi di assegnazione dei diritti Dahlia a Mediaset a prezzi scontati. Come è noto, la pay tv della famiglia Wallemberg ha cessato le trasmissioni da venerdì scorso: sono disponibili i diritti di otto squadre di sere A (le meno interessanti) e di tutta la serie B di calcio. «Secondo noi», fanno sapere da Mediaset, «quei diritti, al momento, hanno un valore prossimo allo zero. Si tratterebbe di assicurare quel servizio a tutti gli abbonati a Dahlia (circa 250 mila, ndr), che hanno già pagato e che da venerdì non vedono più nulla. Mediaset si è detta disponibile ad accollarsi i costi di banda, di produzione e di telecronaca delle partite, ma senza pagare altro. Gli abbonati Dahlia, con la loro tessera, potrebbero vedere così le partite sui canali Premium». Ma il Biscione possiede abbastanza banda per assicurare la visione di tutti i match? «Al sabato, per serie B, certamente. Alla domenica una partita del pomeriggio potrebbe essere trasmessa in differita di due ore. Però, bisogna capire meglio il tutto». L'ipotesi, come detto, non piace per nulla a Sky. La pay tv satellitare di Rupert Murdoch, infatti, ha pagato alla Lega calcio 574,5 milioni di euro all'anno per le due stagioni di serie A 2010-2011 e 2011-2012. E, come fanno sapere, non vorrebbe vedere Mediaset trasmettere tutta la serie A (le 12 squadre già in portafoglio del Biscione, più le otto ex Dahlia) per un importo inferiore ai 300 milioni di euro all'anno.

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