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Mediaset, avanti sul piano estero Nuovi contatti con Discovery

«Spero che sarà un autunno molto caldo dal punto di vista dell’operatività». Ora che l’ok allo spostamento della sede legale in Olanda è arrivato – preludio dell’avvio del progetto di espansione internazionale che Mediaset da tempo ha elevato a punto chiave della sua strategia – sui tempi in cui qualcosa potrà arrivare al dunque il vicepresidente e ad Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, pur non sbilanciandosi si lascia andare a questa indicazione. Tutta da verificare alla prova dei fatti. Certo è che «il progetto originario di Mfe era più pratico ed è stato un peccato perdere due anni tra avvocati» con lo scontro senza quartiere che ha visti opposti il Biscione a Vivendi.

Pier Silvio Berlusconi respinge comunque l’idea che l’espansione internazionale di Mediaset sia solo uno slogan, peraltro ripetuto da tempo. «Il nostro progetto è forte anche perché di una semplicità estrema: pensiamo che per sopravvivere bisogna crescere di dimensione e noi vogliamo farlo nel nostro core business unendo le forze con 1-2 altri broadcaster europei per trovare efficienze ma anche aumentare i ricavi». Che si possa partire dalla fusione con le attività spagnole non lo dice anche se, ovviamente, «Mediaset Espana farà parte del progetto». Comunque «abbiamo più di una opzione» e «ci sono colloqui in pista, ma ancora niente di definito, con ipotetici partner interessati, sia di tipo finanziario, ma anche qualcuno di tipo industriale». Insomma, fondi finanziatori dell’operazione, ma anche possibili “partecipanti” al progetto. A quanto risulta al Sole 24 Ore, in questo senso sarebbero ripresi i contatti con la Discovery ora alle prese con la fusione con Warner media. Il “Piano Amerigo” dell’autunno scorso non ha avuto seguito, ma sarebbero ripresi contatti con il colosso Usa intento a capire se e come muoversi con operazioni straordinarie in Europa.

Intanto una Mediaset che potrebbe anche mettere gli occhi sulla Channel 4 inglese finita nel programma di privatizzazioni del governo Johnson – «è un bellissimo canale ma è legato al servizio pubblico, bisogna capire se in una ipotetica vendita verrebbe liberata dai vincoli di servizi o pubblico o no» – si vede di suo, già aperto, sul fronte estero il dossier Prosiebensat di cui è primo azionista con il 25%, ma non particolarmente gradito. Lettura, quest’ultima, sulla quale Pier Silvio Berlusconi punta inizialmente a smorzare i toni – «In Germania non è vero che non ci vogliono: un manager innanzitutto difende il suo lavoro e la sua competenza. Siamo disponibili ad aiutare, siamo azionisti a lungo termine, è presto per parlare» – per poi però andare dritto al punto quando dice che «Prosieben è fatta da 3 business diversi: broadcasting, dating e consumer. Sugli ultimi due non do giudizi ma mi auguro che creino valore; sulla parte broadcasting ho la certezza che crei valore. Ma non vogliamo forzare la mano, non abbiamo fretta, pronti a parlarne a confrontarci. A un certo punto inizieremo a parlare con i soci e porteremo un nostro progetto». E chissà che questo momento non arrivi anche prima del rinnovo del Supervisory board nel 2022.

Buone indicazioni arrivano intanto dal business. Alle spalle c’è un 2020 «molto al di sopra aspettative», prima di un 2021 «che sarà ottimo» con costi in linea con il 2020 e raccolta pubblicitaria per la quale si pensa «di superare il consensus del 10-12% in Italia». Nei primi sei mesi, come già comunicato, la crescita è stata del 31,5% pareggiando la raccolta 2019. L’utile netto del primo trimestre è salito a 52,5 milioni contro i 14,6 del 2020 e i 36,7 del 2019. Ci sono poi gli incassi straordinari dalla vendita delle torri di Tlc della partecipata Ei Towers (130 milioni di entrate e 80 di plusvalenza) e dalla cessione di Deporvillage (si veda Il Sole 24 Ore del 24 giugno).

Produzioni originali e fiction saranno ora gli ingredienti chiave di una stagione in cui Mediaset ha deciso di scommettere sul calcio. Anche con la Coppa Italia 2021-24 che si è aggiudicata per 48,2 milioni in media a stagione (+37% per la Lega Serie A rispetto all’ultimo triennio) con cui è stata superata la proposta della Rai (Sky non ha presentato offerte), fatta per 14 partite e non per tutte, e che manterrà solo i diritti tv radiofonici per 400mila euro a stagione.

Il calcio sarà insomma uno dei punti strategici per la nuova stagione di una Mediaset che torna nel calcio pay – seppur rivisto rispetto al passato, facendo leva sullo streaming e sulla sua piattaforma Infinity – ma che punta anche sulle partnership per valorizzare al massimo questo suo asset. In questo modo a disposizione della concessionaria pubblicitaria – Publitalia raccoglierà Champions (lineare e ott), Coppa Italia e Supercoppa italiana e Digitalia ’08 raccoglierà Serie A, Europa League, Conference League (dopo l’accordo con Dazn e quindi tutto Ott) – ci saranno 825 partite a stagione. E l’intesa con Timvision su Infinity serve ad aprire a nuovi contatti pubblicitari. «È un accordo di cui siamo soddisfatti – commenta l’ad Mediaset – che si basa su minimo garantito più revenue sharing ma conta la nostra idea di portare Infinity su tutti i device per aumentare al massimo i potenziali utenti». Da qui la stima degli oltre 100 milioni di pubblicità dal calcio per Mediaset nella prossima stagione, all’interno di un mercato che ne vale oltre 150.

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