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Mediaset avanti su ProSieben Dall’Antitrust via libera a salire

La Germania sarà il terzo mercato per il Biscione dopo l’Italia e la Spagna
Anche l’Antitrust tedesco ha dato il suo placet. Tutti i vari punti si stanno allineando per Mediaset e per la sua campagna tedesca che ha portato il gruppo di Cologno al primo posto fra gli azionisti di Prosiebensat.1 con il 20,1% del capitale e il 20,7% dei diritti di voto. Una campagna iniziata un anno fa e che ha visto il gruppo Mediaset mettere sul piatto 590 milioni. A questo punto è però chiaro che il mercato tedesco è ritenuto strategico da Mediaset e tale rimarrà da ora in avanti, che si concluda o meno positivamente per Cologno l’operazione Mfe.

La Germania come terzo mercato per Mediaset, dopo l’Italia e la Spagna, non è più una semplice suggestione, ma un dato che sta assumendo basi sempre più solide. E questo tanto più ora che, fra marzo e aprile, il percorso di avanzamento del gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha come per magia visto sparire ostacoli importanti (l’uscita di scena del ceo Max Conze, insofferente, e senza celarlo, alla compagnia dei soci italiani) e comparire tasselli determinanti, come la dichiarazione, contestuale all’uscita di Conze, che il broadcaster bavarese sarebbe ritornato al suo core business della tv e della produzione di contenuti, mettendo da parte e-commerce e online spinto

L’uscita di Conze, sostituito dal cfo Rainer Beaujean – che ha assunto il ruolo di chairman, mentre nel Consiglio sono entrati Wolfgang Link (messo a capo del segmento entertainment) e Christine Scheffler (risorse umane) – ha rappresentato un importante segnale di cambiamento . Un altro risultato per Mediaset è stato ora messo in cassaforte ieri con il via libera dell’Antitrust tedesca all’eventuale rafforzamento. A inizio aprile il gruppo Tv aveva notificato l’incremento della propria partecipazione nel broadcaster tedesco al Bundeskartellamt. A questo punto Mediaset può salire almeno al 25% di Prosiebensat (anche sopra tale soglia in caso di acquisti effettuati sul mercato) senza richiedere ulteriori autorizzazioni. Che questo succeda non è detto anche se nelle sale operative lo si dà per probabile, seppure non nel breve. L’importanza del passaggio per Mediaset stava invece nella necessità di mettersi con le spalle al coperto rispetto a possibili obiezioni in sede di assemblea di Prosiebensat prevista, al momento, il 10 giugno. Cosa sarebbe successo se con la conta dei diritti di voto si fosse andati oltre il 25% durante le assise?

Mediaset avanza così verso l’assemblea con l’idea chiara, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, di non fare richieste per entrare né nel consiglio di sorveglianza (dove è da poco entrata la consigliera Generali Antonella Mei-Pochtler, che risulta essere comunque gradita a Cologno) né tantomeno nell’executive committee.

Troppo rischioso in una fase come questa in cui, dall’altra parte, Mediaset si sta giocando il suo futuro “internazionale” con MediaForEurope, la holding di diritto olandese cui Mediaset pensa come tassello chiave del suo progetto di creazione di una casa europea della tv free. Vivendi è in questo quadro la variabile non indifferente, con la serratissima battaglia legale in mezza Europa cui sta conducendo Mediaset con l’intento di bloccare un progetto che i francesi ritengono solo un modo, da parte della famiglia Berlusconi, di blindare il proprio controllo estromettendo le minoranze.

Con la holding il quadro è uno; senza sarà un altro. In tutti i casi, a quanto risulta al Sole 24 Ore, le possibilità che si vada a un’Opa sono al momento remote. Non avrebbe senso finanziario e anche a livello politico si rischierebbe di toccare corde fin troppo sensibili. Più facile mirare all’entrata del broadcaster bavarese nella holding puntando a convincere il management della bontà del progetto. Le tecnicalità finanziarie sono allo studio sia dei soggetti interessati alla partita Mfe – Mediobanca, Jp Morgan, Citi e Intesa – sia di altre banche d’affari. Ma la variabile chiave starebbe nella capacità di portare, management e altri azionisti, a considerare vantaggiosa la presenza in Mfe. Fra questi ultimi c’è anche Daniel Kretinsky, magnate ceco proprietario del gruppo energetico Eph – che a metà marzo ha raddoppiato la sua partecipazione nel broadcaster tedesco portandosi al 10,01 per cento. «No comment» ha replicato al Sole 24 Ore nei giorni scorsi Mediaset interrogata su colloqui o incontri con il magnate ceco anche in questo periodo. Di certo come il Biscione il magnate ceco punta allo sviluppo a livello europeo del settore media. A scanso di equivoci l’imprenditore ceco si è comunque affrettato a dichiarare nei giorni scorsi di non agire «in concerto con Mediaset».

Quel che è certo è che il gruppo quel mercato tedesco – che con i suoi 23 miliardi di valore è dopo il Regno Unito il più ricco del vecchio continente per raccolta – non ha intenzione di mollarlo. Anche perché a Cologno da tempo studiano le possibili sinergie sul videostreaming (Mediaset ha Infinity e Prosiebensat insieme con Discovery ha la piattaforma Joyn) come sul versante produzione: Taodue a Medusa per Mediaset e Red Arrow per i tedeschi. Che avevavno deciso di venderla, ma ora hanno fatto marcia indietro.

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