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Mediaset, avanti con la causa Ma Vivendi vuole l’accordo

La linea di Mediaset su Premium non cambia. Semmai dopo il consiglio di ieri è diventata ancora più netta la presa di distanza da Vivendi e la chiusura nei confronti del gruppo francese, citato in tribunale sia dal Biscione sia dalla holding Fininvest per il mancato adempimento del contratto firmato ad aprile per l’acquisto della pay-tv. Ieri il board di Mediaset si è riunito a Cologno per fare un punto della situazione e nel corso della riunione è stata ribadita la volontà di andare avanti con le carte bollate e cercare, se è il caso, di accelerare l’esito del confronto attraverso una richiesta di un provvedimento urgenza (ex articolo 700, ndr), per il quale è stato conferito mandato al management.

La porta quindi resta chiusa, sebbene da Parigi le diplomazie continuino a lavorare per cercare di superare l’ostilità di Cologno, recuperare la fiducia, e portare a termine l’acquisizione di Premium con delle modalità che consentano a entrambe le parti di raggiungere gli obiettivi, di bilancio e industriali, previsti dall’operazione sulla pay-tv. In base agli accordi siglati ad aprile, Vivendi ha tempo fino al 30 settembre per perfezionare il contratto, anche se il termine non è perentorio, nel senso che se dovesse arrivare una nuova offerta da Vivendi, a Cologno si prenderebbero il tempo necessario per esaminarla, senza comunque rinunciare alle cause civili.

Ieri, per quanto si è saputo, non è stata portata all’attenzione dei consiglieri una nuova proposta, che pure sembrava possibile. Serve ancora tempo per mettere a posto tutti i tasselli. Un paio di settimane, o forse anche meno. Rispetto all’impianto originario, che prevedeva l’acquisizione del 100% di Premium da parte di Vivendi con l’aggiunta di uno scambio azionario con Mediaset, ora il ragionamento ruoterebbe attorno al coinvolgimento di un terzo, un fondo o un operatore, che prenderebbe una quota di Premium consentendo così a Mediaset di deconsolidare la pay-tv senza obbligare Vivendi a consolidarla nei propri conti. Problema che è stato alla base della rottura di luglio, dovuta a una differente valutazione delle prospettive di Premium, che avrebbero costretto Vivendi a svalutare subito la partecipazione appesantendo un bilancio che presenta già alcune complessità.

Durante l’estate si era parlato di un possibile coinvolgimento di Telefonica, che ha una quota del 10% di Premium, a fianco di Vivendi, poi di Telecom, di cui il gruppo francese è primo socio, che però ieri ha di nuovo preso le distanze ribadendo, per bocca del presidente Giuseppe Recchi, che «non abbiamo niente in corso su Mediaset Premium».

Sullo sfondo c’è sempre l’interesse di Sky. Dopo la rottura con Vivendi, le diplomazie di Rupert Murdoch si sono rimesse in movimento, riallacciando i rapporti con gli advisor di Mediaset, con i quali avevano già dialogato a lungo due anni fa. Si tratta di contatti preliminari, non certo di colloqui, anche perché comunque fino al 30 settembre Mediaset ha le mani legate.

Federico De Rosa

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