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Media, internet ha aperto l’era della regolazione 2.0

Web contro tv. La rete, con la sua rapidità di veicolare i cambiamenti, sta ponendo nuove sfide legali 2.0 all’Italia, all’Europa e ai giuristi. I temi principali sono stati affrontati, lo scorso luglio, nella sua relazione annuale, dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) Angelo Marcello Cardani.

Che ha parlato proprio dell’apertura di «una nuova stagione della regolazione 2.0».

A detta degli addetti ai lavori però, si sarebbe trattata di una relazione troppo sulla difensiva: «La relazione di Cardani è stata misurata: senza indulgere a colpi ad effetto, ha riferito i principali risultati conseguiti dall’attività dell’Autorità», attacca Ernesto Apa, partner del dipartimento media dello Studio legale Portolano Cavallo. «Cito l’indagine su Tv 2.0 e su pubblicità online, condizioni tecniche di fornitura dei servizi di posta massiva e fissazione dei prezzi massimi dei servizi postali universali, progetti MisuraInternet e MisuraInternetMobile. Ha individuato gli snodi critici con cui bisognerà cimentarsi nel prossimo futuro» . «La relazione è entrata nel vivo di uno dei temi attualmente più controversi quando ha prospettato, cito testualmente, «una nuova stagione della regolazione «2.0»», ossia rivolta ai servizi forniti dagli operatori Ott (Over the top), che esigerebbe da un lato il cambiamento dell’approccio regolamentare – non più fondato sull’analisi antitrust dei singoli mercati, ma esteso all’intera industria – e, dall’altro, l’attribuzione all’Autorità, da parte del legislatore, di nuovi poteri in materia di internet.

Si tratta di un fronte molto caldo e ci sono le premesse perché nel prossimo anno diventi incandescente», aggiunge Apa. L’Autorità dispone di strumenti adeguati a garantire l’enforcement delle norme che amministra, le quali infatti sono mediamente osservate. «Quando si registrano violazioni, sia pur episodiche, l’intervento sanzionatorio è puntuale. Nell’applicazione del nuovo regolamento in materia di tutela del copyright su internet, anche alla luce dei tempi di durata del procedimento estremamente compressi, un elevato numero di segnalazioni potrebbe determinare un sovraccarico di lavoro per la direzione competente», conclude.

«Mi è sembrata una relazione principalmente in difesa», commenta Alessandro Boso Caretta, partner di Dla Piper. «Il presidente Cardani ha difeso l’operato complessivo dell’Autorità nei due anni di attività dell’attuale consiliatura, rispondendo alle critiche ricevute per provvedimenti non sempre ritenuti tempestivi e in linea con le esigenze di certezza della regolazione. Ha difeso il ruolo di arbitro dell’Autorità nei contenziosi tra operatori, le prerogative d’indipendenza e la necessità che sia dotata di adeguata risorse finanziarie per esercitarle compiutamente. È vero che in questi due anni l’Autorità è dovuta spesso intervenire su sollecitazione del giudice amministrativo per correggere i difetti di provvedimenti adottati dalle consiliature precedenti, come nel caso dei prezzi della terminazione mobile, e dei servizi di accesso alla rete fissa.

Non mancano tuttavia le indicazioni sulle linee strategiche dell’attività dell’Autorità nel breve e lungo periodo», aggiunge.

Sulle criticità Boso Caretta indica nell’ordine il problema della concorrenza nei mercati di rete fissa, dove si pone la questione di garantire agli operatori l’accesso a condizione eque e ragionevoli alla rete dell’incumbent, ed allo stesso tempo di dare impulso alla costruzione delle reti di nuova generazione, per colmare il ritardo accumulato in Italia nella diffusione della banda larga. Infine, regolamentazione incontra oggi nuove sfide in materia di Big Data e Open Data, che investono anche i rapporti tra autorità indipendenti di regolazione e governi.

Sul tema della maggiore compliance, Boso Caretta sostiene che «la qualità dei provvedimenti del regolatore, e dei suoi interventi anche in sede di monitoraggio del mercato, può giocare un ruolo fondamentale, insieme ad una maggiore consapevolezza da parte delle imprese. La compliance non può essere confinata al tema delle sanzioni. È importante insistere sulla certezza del quadro regolamentare e sulla sua coerenza rispetto agli obiettivi, evitando, da un lato, vuoti normativi che possano generare un Far west, e, dall’altro, fenomeni di disordinata iper-regolazione».

Nico Moravia, partner responsabile del Dipartimento di diritto amministrativo di Pavia e Ansaldo, individua quali maggiori criticità le tlc e le reti a banda larga. «In primo luogo, le reti a banda larga richiedono investimenti importanti e gli operatori non sono in grado di fare tali investimenti se, nelle stesse aree che vanno a cablare, vi sono altri operatori che stanno sviluppando reti dello stesso tipo. In altre parole, il mercato sta indicando che non vi è certezza nel ritorno degli investimenti se in una certa area si sviluppano in contemporanea una pluralità di reti in concorrenza tra loro. Questo soprattutto in aree del territorio che sono meno densamente popolate oppure che presentano un minor grado di industrializzazione. In secondo luogo, il principale operatore di tlc ha interesse a rallentare lo sviluppo delle reti a banda larga perché, in questo momento storico, non è in grado di fare investimenti importanti e perché ha interesse a preservare il valore della sua tradizionale rete in rame. In quest’ottica vanno visti tutti i progetti che sono portati avanti con il c.d. FttCab oppure con il c.d. Vectoring».

Che dovrebbe fare l’Agcom? «Dovrebbe assumere un ruolo protagonista nella regolazione degli investimenti», spiega Moravia. «Le vie potrebbero essere due. In primo luogo, è necessario focalizzare l’attenzione sulla creazione di una società neutrale delle reti che, da un lato, raccolga gli investimenti degli operatori di tlc e, dall’altro, realizzi con tali investimenti le reti di nuova generazione da mettere a disposizione degli operatori che l’hanno finanziata. In secondo luogo, è importante dare spazio e tutela a quei fondi d’investimento che, in via diretta o attraverso loro società, vogliono investire nella realizzazione delle reti, concentrando il loro business nell’affitto di tali reti agli operatori di tlc».

Secondo Giuseppe Rossi, partner dello studio legale associato Rmdm, «la relazione ha fotografato un contesto in forte evoluzione, segnato da un quadro normativo, soprattutto europeo, ma anche nazionale, che necessita di aggiornamenti. Per quanto riguarda in particolare l’audiovisivo, la competizione asimmetrica tra editori e nuovi operatori di Internet che non assumono formali responsabilità editoriali mostra l’obsolescenza precoce delle definizioni fornite dalle direttive e-commerce e Smav, e la necessità di superare il criterio della responsabilità editoriale come elemento distintivo dei fornitori di media audiovisivi. I soggetti che competono sul mercato dei contenuti, raccogliendo audience e pubblicità, dovrebbero essere sottoposti alla medesima disciplina». Altro focus sono gli strumenti di tutela del pluralismo sono da aggiornare, a partire dal limite specifico del 20% dei canali, previsto per la sola piattaforma Dtt, anacronistico. Che fare per accrescere la compliance alle norme? Secondo Rossi «la digitalizzazione può rendere inadeguati alcuni classici strumenti applicativi, come le sanzioni pecuniarie; il caso del regolamento di tutela del diritto d’autore mostra come possano essere utilizzate misure inibitorie, nel rispetto del principio di proporzionalità».

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