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Media, il video on demand crea nuove sfide per la Tv del futuro

Un mercato in continua crescita, con gruppi internazionali pronti ad entrare nell’arena nazionale. Ultimo dei quali, sul mercato italiano, sarà a ottobre Netflix. È il mercato del video on demand, cioè la tv del futuro. Un business al quale guardano tanto gli avvocati d’affari quanto le Authority (Privacy, Agcom e Agcm) che devono definire quale sistema di regole, compatibile con la disciplina comunitaria, sia preferibile per l’Italia.

«L’attuale definizione di servizi di media audiovisivi a richiesta, contenuta nella direttiva Smav e da questa transitata nel d.lgs. 177/05 è incentrata sul concetto di responsabilità editoriale, il cui contenuto può risultare sfuggente e può essere facilmente aggirata da molte piattaforme audiovisive via internet», spiega Giuseppe Rossi, partner dello Studio Associato Rossi Molino Daffara Mandis di Milano. «L’audiovisivo via internet ripropone la stessa spaccatura che già caratterizza, in Italia, l’informazione telematica, divisa tra testate registrate e siti di informazione che sfuggono all’applicazione della disciplina sulla stampa, ma anche alle relative tutele».

Una situazione a macchia di leopardo, che conduce rischi di distorsioni concorrenziali e carenze di tutela, ad esempio della reputazione o dei diritti di proprietà intellettuale.

Un puzzle di competenze, con l’Agcom per i servizi di media audiovisivi, anche a richiesta, via internet, oltre che per gli aspetti regolatori delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica; l’autorità Antitrust per la salvaguardia della concorrenza contro possibili abusi di posizione dominante, non improbabili in un settore in cui esistono importanti colli di bottiglia tanto tecnologici quanto commerciali.

«La neutralità della rete è fondamentale per assicurare il level playing field in tutti i mercati a valle, compreso quello dei servizi audiovisivi; una rete a più velocità consentirebbe al titolare di favorire proprie offerte, con evidenti effetti distorsivi della concorrenza, ma anche per il pluralismo.

La ricchezza informativa della rete potrebbe essere vanificata se alcuni contenuti risultassero accessibili solo attraverso percorsi lenti e tortuosi» conclude Rossi.

Altro punto importante è l’impatto che lo sviluppo di questo mercato avrà sulla produzione e la commercializzazione dei diritti sulle opere audiovisive. «Il fatto che operatori over-the-top investano nella produzione di contenuti originali fa affluire maggiori risorse economiche al mercato e inoltre giova alla qualità dei prodotti», dice Ernesto Apa, partner di Portolano Cavallo. «Quanto alla vendita dei diritti, è da anni in atto un ripensamento complessivo delle strategie di sfruttamento delle opere audiovisive, ma il quadro è ancora molto fluido e l’emergere dei servizi Vod aumenta l’incertezza su quali potranno essere gli assetti futuri» .

Lo sviluppo della tv on demand su internet toccherà anche il delicato punto della tutela del copyright. «La diffusione di un’offerta legale ampia e variegata è unanimemente indicata come il miglior antidoto alla proliferazione di siti pirata, ferma comunque l’esigenza di continuare l’attività di repressione della pirateria.

Lo sviluppo del Vod dovrebbe far bene alla tutela del copyright. Quanto ai contratti per la cessione dei diritti, essi asseconderanno i mutamenti delle esigenze del business: i diritti Vod sono oggetto di negoziazione ormai da diversi anni, ma l’aumento del loro valore economico renderà più articolate le relative clausole» conclude Apa.

Secondo Stefano Longhini, responsabile contenzioso Broadcasting di Mediaset, «ogni opportunità di sviluppo dell’offerta al pubblico di contenuti non può che essere positiva, purché avvenga nel rispetto del diritto e di chi sui contenuti investe. La tv on demand comporta l’impiego di grande risorse per chi opera legittimamente nel mercato e la tutela del diritto, sia inteso come norma giuridica, sia inteso come patrimonio acquisito per l’emissione, diventa ancora più importante. Qual è l’editore che investirà nell’on demand se la pirateria non verrà debellata? Come si può pensare di investire milioni e milioni in diritti che poi vengono impunemente violati, oltretutto con il sostegno di chi maschera questa violazione in battaglia culturale e di libertà? La tutela del diritto di autore deve necessariamente diventare un obiettivo primario e gli strumenti per ottenerla sempre più efficaci».

Secondo Giuseppe Mezzapesa, of counsel in Jones Day Milano, specializzato in Antitrust e Tlc, il dibattito sulla protezione delle opere dell’ingegno preesiste alla rivoluzione digitale portata da Internet. «Il Digital right management è l’imperfetta soluzione al problema della tutela delle opere dell’ingegno in ambito digitale», spiega Mezzapesa.

«Ormai, la disponibilità di contenuti in formato digitale e la larga diffusione di strumenti che consentono di accedere a tali contenuti online impone una qualche forma di regolamentazione della loro distribuzione e fruizione, soprattutto a tutela degli autori e contro i fenomeni di pirateria. Questi principi sono ormai acquisiti a livello comunitario. Non bisogna dimenticare che la possibilità di sfruttamento economico dei diritti d’autore è il motore degli investimenti nel settore. Internet va vista come la piattaforma attraverso la quale i contenuti digitali possono essere – legalmente – resi disponibili all’utente finale e l’utilizzo improprio che ne viene fatto non fa che danneggiare l’industria dell’audiovisivo.

Infine, per Giulio Vecchi, senior associate dello studio legale Hogan Lovells, esperto in diritto dei Media «chi produce contenuti ha un ruolo sempre più rilevante nella filiera e anche i service provider hanno cominciato a produrre di contenuti di enorme successo. Le possibilità distributive sono molteplici e questo condurrà se non a una ridefinizione del sistema delle finestre di sfruttamento, a una revisione delle strategie distributive e delle modalità attraverso cui i contenuti saranno messi a disposizione degli utenti. Per i servizi on demand, il concetto di serialità non sarà più legato alla creazione dell’appuntamento di visione. Parlando di serie, tutti gli episodi sono a disposizione contemporaneamente. E questa è senza dubbio una rivoluzione. La maggiore circolazione di contenuto sulle reti di comunicazione elettronica richiede l’adozione di misure anti-piracy, di copy protection e di digital rights management a tutela dei contenuti e del copyright.

Dal punto di vista dell’enforcement, si assiste allo sviluppo di sistemi di «notice and take-down», sebbene i rimedi alle violazioni di diritti, implementati dai fornitori di servizi stessi si rivelano talvolta più efficaci e più rapidi del ricorso al giudice o all’autorità deputata alla risoluzione delle controversie in materia».

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