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Meccanica, migliorano le attese ma pesa l’incertezza per il Covid

Il dato è inevitabilmente negativo, -13,4% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Ma per il futuro c’è un «cauto, moderato ottimismo» anche se resta una «sostanziale incertezza» dovuta all’andamento della pandemia, dalle mutazioni del virus all’andamento della campagna vaccinale. Miglioramento sì, quindi, motivato da un trend migliore del previsto negli ultimi mesi dell’anno scorso: in particolare nel quarto trimestre del 2020 la produzione ha avuto una crescita dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e con un +0,2% si è confermata agli stessi livelli del quarto trimestre del 2019. Migliorano le prospettive sugli ordini in portafoglio e della domanda, sia interna che estera. Anche sull’occupazione le risposte delle imprese sono migliori rispetto alla scorsa indagine trimestrale. Ma su tutto incombe il grande punto interrogativo di come e quando si supererà l’emergenza Covid.

È il messaggio arrivato ieri dall’industria metalmeccanica, come emerge dalla 157° indagine congiunturale. «I metalmeccanici hanno dimostrato di saper affrontare la tempesta in atto e di avere visione ed energia per immaginare il proprio futuro», ha commentato il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz. «Il 2020 – è scritto nell’indagine – ha traumaticamente colpito l’industria manifatturiera evidenziando le sue fragilità legate ai settori, alle filiere e alla globalizzazione, nonostante ciò è stata uno dei pochi sistemi complessi capaci di reggere un urto tanto violento quanto inatteso».

Una prova arriva non solo dai numeri, ma anche dal rinnovo del contratto firmato poche settimane fa, «un segnale di fiducia, la determinazione di andare avanti sulla strada dell’innovazione. Le riforme si possono fare, ci auguriamo una stagione anche nel paese, dalla pubblica amministrazione agli ammortizzatori sociali, alle politiche attive», ha detto il vice presidente Fabio Astori, che ha lanciato anche un allarme sull’andamento dei prezzi delle materie prime, innanzitutto l’acciaio ma anche rame nichel e zinco. Le imprese sono pronte a dare il contributo anche nella lotta al Covid: «c’è la disponibilità delle aziende metalmeccaniche ai vaccini in fabbrica, vogliamo diventare un hub logistico importante», ha aggiunto il direttore generale, Stefano Franchi.

Tornando ai numeri la produzione metalmeccanica ha avuto un calo maggiore rispetto al -10,9% di tutto il comparto industriale, in cui ci sono stati settori che sono andati bene come l’alimentare e la farmaceutica. Ma, dice l’indagine, il calo è stato più contenuto se lo si confronta con il 2009, quando la crisi dei mutui subprime ha causato un crollo di circa 30 punti. Nel corso del 2020 dopo le forti perdite che ci sono state nel periodo marzo-giugno, nei mesi successivi si sono verificati andamenti negativi, ma in miglioramento. Nei mesi finali dello scorso anno, ha spiegato il vice direttore Angelo Megaro, la produzione è stata di 3-4 punti inferiore rispetto alla situazione antecedente alla pandemia. Il comparto che ha sofferto di più è stato quello degli autoveicoli, -20,6 per cento. Quello che è sceso di meno, computer, radio Tv, strumenti medicali e di precisione.

Guardando l’andamento dei principali paesi europei la metalmeccanica italiana ha retto meglio degli altri: fatto 100 il dato di gennaio a dicembre l’Italia si è attestata a 96,3, contro il 94,6 della Germania, il 94,4 della Francia. Meglio di noi la Spagna, con 97,7 e la media della Ue a 27, con 98,3. A pesare in negativo nell’anno scorso è stato il crollo dell’export: con la Germania -8,4%; con la Francia -14,5; con il Regno Unito -11,5 e con la Spagna -18,8.

Per quanto riguarda l’occupazione l’indagine prende in considerazione quella nella grande industria: nel 2020 rispetto al 2019 è scesa dell’1,3, una media tra -0,5 degli impiegati e -2% degli operai. Le ore di cassa integrazione nel 2020 hanno superato il miliardo e sono salite del 651,9% rispetto all’anno precedente: aumentata la cig ordinaria e in deroga, diminuita quella straordinaria. Complessivamente nel 2020 rispetto ad un milione 600mila occupati sono stati persi circa 10mila posti di lavoro. Indubbiamente anche grazie al blocco dei licenziamenti, ha affermato Megaro, ma anche per una situazione migliore delle attese. Per i prossimi mesi a fronte del 16% di imprese che pensa di ridurre gli organici il 14% pensa di incrementarli. Un dato migliore rispetto alla precedente rilevazione. Il 36% delle imprese pensa di aumentare la produzione e il 31% l’export.

Inoltre dall’indagine emerge anche un miglior giudizio sulla liquidità: l’8% delle imprese vede la situazione pessima, un dato agli stessi livelli di prima della pandemia, dopo un 14% del terzo e secondo trimestre e un 32% rilevato nel primo.

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