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McDonald’s aiuti di stato

Un cheeseburger in Lussemburgo rende più che a Milano, specie in termini tributari. La Commissione europea ha avviato lo scorso martedì un’indagine sulle attività del colosso dei fast food in Lussemburgo, al fine di comprendere se il Granducato abbia concesso in termini fiscali più di quanto avrebbe dovuto incassare. I risultati di essa, se confermati, diverranno il caso scuola per comprendere gli schemi sfruttati dalle big ai fini elusivi. Facendo leva sui buchi che la disciplina sulla doppia imposizione prevede, McDonald’s avrebbe infatti scontato imposte che da trattati sarebbero dovute essere pagate nel loco della creazione dell’utile, ma che nella realtà non sono giunte nei cassetti fiscali di nessuno. Sul Lussemburgo potrebbe così pesare l’accusa di aver non solo distorto l’equilibrio della tassazione sul mercato, ma di aver anche violato la disciplina Ue sul divieto di aiuti di stato. A parlare sono soprattutto i numeri: mentre nel 2004 gli utili di società statunitensi in Lussemburgo valevano il 18% del Pil del Granducato, nel 2010 la quota è salita al 127%, e non per merito di virtuosismi commerciali. Secondo l’autorità europea inoltre le multinazionali Usa avrebbero messo da parte più di 2 mila miliardi di dollari in profitti non tassati dal 1990 ad ora. L’accusa ai danni di McDonald’s cadrà solo qualora il Granducato provasse di non aver acconsentito all’applicazione della propria normativa fiscale agevolata nella tassazione di reddito estero. In alternativa l’autorità comunitaria imporrà che si richieda al gruppo la differenza delle imposte non pagate.

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