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May, voto su Brexit a gennaio Ma il Labour chiede la sfiducia

Theresa May resta arroccata sulle proprie posizioni: non ci sarà un secondo referendum su Brexit e il voto in Parlamento sull’accordo negoziato con l’Unione Europea si terrà la settimana del 14 gennaio.Lo ha annunciato ieri a Westminster la stessa premier britannica, ignorando le crescenti richieste di permettere al Parlamento di votare al più presto le diverse opzioni per uscire dall’impasse, tra le quali un secondo voto popolare.
«Un secondo referendum farebbe danni irreparabili all’integrità della nostra politica – ha detto la May -. So che l’accordo non è perfetto, è un compromesso, ma evitare un no deal è possibile solo se troviamo un’intesa o se abbandoniamo del tutto Brexit. Torneremo a dibattere l’accordo la settimana che inizia il 7 gennaio e terremo il voto la settimana successiva».
Troppo tardi per il leader laburista Jeremy Corbyn, che ieri sera ha annunciato una mozione di fiducia contro la premier perchè è «inaccettabile» attendere fino a gennaio per dare ai deputati la possibilità di esprimere la loro opinione sull’accordo negoziato dalla May.
Il voto era previsto per l’11 dicembre ma la premier aveva deciso all’ultimo momento di rinviarlo a data da destinarsi. Il rinvio a gennaio vuol dire che «un mese di tempo è stato perso, non una sola parola del testo è stata rinegoziata, l’accordo non è cambiato e non cambierà – ha detto Corbyn -. Il Parlamento deve procedere con il voto e prendere in considerazione le alternative realistiche all’accordo».
Optando per un voto in Parlamento a ridosso della scadenza ultima del 21 gennaio, la May ha fatto una duplice scommessa. Da un lato conta di ottenere ancora concessioni da Bruxelles che possano convincere abbastanza deputati a votare a favore dell’accordo.
Ieri in Parlamento la premier ha detto come intende risolvere il problema del “backstop”. La polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine interno tra le due Irlande è il punto più controverso dell’accordo, perché la Gran Bretagna non può abbandonare il backstop unilateralmente e quindi molti deputati temono che diventi “ostaggio” della Ue per un periodo di tempo indefinito.
La May ha spiegato ieri che è allo studio un meccanismo per concedere al Parlamento un voto contro una proroga a oltranza del backstop, senza precisare se Bruxelles sarebbe d’accordo. La premier ha anche ribadito ai deputati che la Ue si è impegnata a concludere i negoziati su un accordo bilaterale definitivo prima della fine del periodo di transizione il 31 dicembre 2020 per garantire che il ricorso al backstop non sarà necessario. Il backstop «non è un complotto per intrappolare il Regno Unito», ha detto.
L’altra scommessa della premier è che imponendo un voto in extremis riuscirà a mettere i deputati con le spalle al muro, costringendoli a scegliere tra il suo accordo e un “no deal”, contando sul fatto che la maggioranza dei parlamentari non vuole uscire dalla Ue senza un accordo. La premier conta anche sul fattore Natale, sperando che con il Parlamento chiuso per due settimane durante il periodo festivo non ci siano opportunità per studiare ipotesi alternative o per organizzare rivolte.
Sono entrambe scommesse ad alto rischio. La Ue ha detto e ribadito anche ieri che con intende riaprire i negoziati e che al summit della settimana scorsa ha già offerto “rassicurazioni” e “chiarimenti”al testo concordato dopo un anno e mezzo di trattative.
Per quanto riguarda il fronte politico interno, a causa della decisione di rinviare il voto fino a metà gennaio la May si trova ad affrontare una mozione di fiducia richiesta da Corbyn. La mozione annunciata ieri sera sarà presentata oggi e verrà poi stabilita una data per votarla.

Nicol Degli Innocenti

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