Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

May torna da Bruxelles a mani vuote

“The deadlock must go on”, che lo stallo continui. La malvagia sensazione è che alla fine il pantano della Brexit vada più che bene a Theresa May e alla coppia Tusk-Juncker, almeno fino a quando non si trasformerà nelle sabbie mobili del No deal, cioè dell’uscita di Londra dall’Ue senza accordo, potenzialmente catastrofico per tutti. Ieri la premier britannica è tornata a Bruxelles dal presidente del Consiglio europeo e quello della Commissione Ue per chiedere modifiche al controverso “backstop”, il regime speciale per l’Irlanda del Nord che dopo la Brexit rimarrebbe in una sorta di mercato unico (con la Gran Bretagna agganciata all’unione doganale) fino a quando non si troverà una soluzione definitiva.
Questo affinché il confine tra le due Irlande rimanga fluido e pacifico. Il backstop non piace ai brexiters del suo partito e dunque May ha chiesto una delle tre modifiche, a scelta: limite temporale al backstop, possibilità di rescissione unilaterale o una soluzione alternativa mediante controlli ultratecnologici dei confini. «O mi date una mano, o c’è il No deal, sono preoccupata», ha detto May ai due. Ma, come previsto, Juncker e Tusk le hanno chiuso la porta in faccia: «L’accordo di novembre non si tocca». Dopo aver rimbrottato a Tusk i toni distruttivi di ieri sui “Brexiter all’inferno”, May torna a Londra ancora una volta sconfitta ma i tre si rivedranno a fine mese. Ennesimo rendezvous che non avrebbe senso, visto che nessun protagonista cede. Ma forse un senso ce l’ha. In patria la premier britannica potrà dire per l’ennesima volta di averci provato e quindi persisterà nella sua tattica: lanciare l’aut-aut all’ultimo momento e farsi approvare il suo vecchio piano.
C’è poi il caso Corbyn: ieri ha presentato il suo piano Brexit, in cinque punti. Nulla di nuovo, ma all’interno ci sono unione doganale e una sorta di mercato unico che tanto piacciono all’Ue e che tanto esecrano i brexiters.
Non a caso Tusk ieri ha detto a May: «Ma se votaste quel piano?». Picche dalla premier: il suo partito non sopravvivrebbe.
Intanto la Banca d’Inghilterra ha rivisto al ribasso le stime di crescita 2019: sarà il peggiore dalla crisi del 2008. Oggi May va in Irlanda dal premier Varadkar, ma ovviamente non otterrà nulla. Che lo stallo continui.

Antonello Guerrera

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa