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May rimanda (ancora) il voto. No deal più vicino

Theresa May (per il momento) getta la spugna: la premier britannica ha ammesso ieri che non c’è «sostegno sufficiente» per il suo accordo con l’Europa sulla Brexit. E dunque non tenterà oggi, per una terza volta, di far approvare l’intesa da un Parlamento recalcitrante. Allo stesso tempo, la May ha escluso di volere un no deal, un divorzio catastrofico dalla Ue, senza accordi: ma non vuole neppure annullare la Brexit, né protrarla all’infinito costringendo la Gran Bretagna a partecipare alle elezioni europee di maggio. E allora la via di uscita passa per una porta molto stretta: perché la Ue ha concesso una dilazione fino al 22 maggio solo se nel frattempo Londra avrà dato via libera all’accordo. Altrimenti c’è tempo solo fino al 12 aprile per trovare una soluzione: in mancanza della quale, scatta automaticamente il no deal. Un esito che, dicevano ieri da Bruxelles, sta diventando «altamente probabile» e per il quale i Paesi europei si dicono preparati. Non altrettanto lo è la Gran Bretagna: uno studio pubblicato ieri conferma che in caso di Brexit senza accordi il Pil britannico si contrarrebbe dell’8 per cento, mentre l’impatto negativo sulle economie del Continente sarebbe solo dell’1,3 per cento. Dunque la May spera ancora di fare approvare più avanti il suo pacchetto: ma intanto è il Parlamento di Westminster che prova a prendere l’iniziativa. Domani i deputati dovrebbero votare su una serie di ipotesi alternative, fra cui una soft Brexit, una uscita morbida che mantenga Londra nel mercato comune, oppure un secondo referendum. Ma è difficile che si riesca a coagulare una maggioranza dietro una di queste ipotesi: e si tratta in ogni modo di votazioni non vincolanti, tanto che la May ha già detto che il governo non si riterrà obbligato a darvi corso. Per la Gran Bretagna, tirarsi fuori dal vicolo cieco sembra impossibile: un «imbarazzo nazionale», lo ha definito il leader laburista Jeremy Corbyn. Che però non sembra neppure lui avere alcuna soluzione in tasca. E la sabbia nella clessidra continua a scorrere.

Luigi Ippolito

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