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May resiste alla congiura ma è costretta a rinviare il terzo voto sull’accordo

Theresa May resta in sella ma non arriva al traguardo. La premier britannica non intende dare le dimissioni e non è stata esautorata dai suoi ministri, ma ha ammesso in Parlamento ieri di non avere abbastanza sostegno per far approvare l’accordo di recesso dall’Unione Europea.
I deputati di Westminster, che lo hanno già respinto due volte, non saranno quindi chiamati a votare l’accordo per la terza volta in questi giorni. Anche dopo avere incassato l’ennesimo rifiuto da parte degli unionisti nordirlandesi del Dup ieri la May ha però insistito che la strada da lei tracciata è l’unica percorribile.
«Continuo a credere che il percorso giusto sia lasciare la Ue il prima possibile con un accordo il 22 maggio -, ha detto ai deputati -. Ma è con grande disappunto che ho dovuto concludere che per come stanno le cose in Parlamento non c’è ancora abbastanza sostegno per ripresentare l’accordo per un terzo voto significativo».
La premier ha intenzione di continuare le consultazioni e spera ancora che il suo piano sia approvato in futuro. Nel frattempo però la May intende fare di tutto per ostacolare i tentativi del Parlamento di prendere il controllo della situazione.
Ha ordinato ai deputati Tory di votare contro un emendamento che propone una serie di cosiddetti “voti indicativi” domani (mercoledì, ndr) per verificare se una delle possibili opzioni alternative abbia il sostegno della maggioranza dei parlamentari. «Confesso di essere scettica su queste procedure che potrebbero ribaltare l’equilibrio delle nostre istituzioni democratiche», ha detto la May.
L’emendamento è stato proposto dall’ex ministro conservatore Oliver Letwin assieme alla laburista Yvette Cooper e si prevede apra la strada a una “soft Brexit”. Il Parlamento ha già votato contro l’ipotesi di uscire senza un accordo.
La May, pur in una situazione di estrema debolezza, ha mantenuto una posizione intransigente, dichiarando che non intende rispettare la volontà del Parlamento anche se ci fosse una maggioranza a favore di un’opzione alternativa al suo accordo. Ha detto esplicitamente che si opporrà a qualsiasi tentativo di restare nell’unione doganale o di indire un secondo referendum.
Al summit della settimana scorsa i leader dei 27 hanno concesso alla Gran Bretagna un rinvio di Brexit oltre la data prevista del 29 marzo. Dopo il summit la May ha passato il fine settimana incontrando i leader del fronte anti-Brexit per convincerli a sostenere il suo accordo, ma senza successo. Secondo fonti attendibili, alcuni hanno posto l’uscita di scena della premier come condizione per sostenere l’accordo.
Ieri la May ha rivolto un appello personale a Arlene Foster, ma la leader del Dup è rimasta sulle sue posizioni di totale opposizione alla “backstop”, la polizza di assicurazione che punta a impedire il ritorno di un confine tra le due Irlande. A quel punto la May non ha avuto scelta e ha dovuto rinviare il terzo voto.

Nicol Degli Innocenti

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