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May: sono pronta a dimettermi per far passare l’intesa con la Ue

Theresa May se ne va «per il bene del partito e del Paese». La premier britannica ha annunciato ieri ai deputati conservatori che lascerá l’incarico se l’accordo di recesso da lei concordato con l’Unione Europea sará approvato.
La May non ha precisato una data, ma si prevede che lasci prima dell’estate. La premier vuole andarsene a testa alta dopo avere raggiunto quello che da oltre due anni è il suo unico obiettivo: mantenere la promessa di rendere Brexit realtá. «Chiedo a tutti di sostenere l’accordo cosí possiamo fare il nostro dovere storico di rispettare la volontà degli elettori britannici e lasciare la Ue in modo ordinato», ha detto ai deputati.
La May ha ammesso che, dopo avere ascoltato le opinioni dei Tories, si è resa conto che deve essere un altro leader a condurre la seconda fase dei negoziati con la Ue.
Un deputato conservatore ha detto che la May ha «sacrificato la sua carriera per Brexit». Il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn ha dichiarato invece che l’annuncio della premier è la prova che ha sempre agito «non per principio o per l’interesse nazionale ma per gestire questioni interne di partito».
La premier non ha precisato una data, ma si prevede che lasci in giugno dopo l’uscita formale della Gran Bretagna dalla Ue. Il rinvio all 22 maggio è stato peró concesso dai leader Ue solo se l’accordo sará approvato dal Parlamento che lo ha respinto giá due volte con un ampio margine.
L’intenzione della May è quindi di ripresentare l’accordo a Westminster per la terza volta oggi o domani, ma deve superare due ostacoli.
Il primo ostacolo è di procedura. Lo speaker John Bercow ha ribadito ieri che non permetterá che la stessa mozione sia riproposta di nuovo al Parlamento a meno che non venga modificata nella sostanza. «Il Governo non deve tentare di aggirare la mia sentenza», ha ammonito Bercow.
Il secondo ostacolo è che non è ancora certo che la promessa della May di lasciare sia sufficiente a convincere abbastanza deputati a sostenere l’accordo. Numerosi conservatori pro-Brexit che avevano votato contro finora ieri si sono detti disposti a cambiare idea, ma per evitare la terza bocciatura la May deve convincere gli oltranzisti nordirlandesi del Dup ad ammorbidire la loro linea dura.
Jacob Rees-Mogg, presidente dell’European Research Group (Erg) che riunisce gli euroscettici, ieri sera ha proposto una soluzione: se il Dup accetterá di astenersi invece di votare contro, l’Erg voterà a favore dell’accordo.
Sembra certo il sostegno dell’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, considerato il favorito alla successione alla May, che aveva messo in chiaro di essere pronto a votare a favore dell’accordo in cambio dell’uscita di scena della premier. Intanto i deputati hanno cercato di riuscire dove il Governo ha finora fallito: trovare una soluzione all’impasse su Brexit. Il Parlamento ha tentato di indicare la direzione da prendere ieri sera votando otto proposte per sbloccare la situazione prima della scadenza imposta dall’Unione Europea.
Lo Speaker John Bercow ha ridotto a 8 le opzioni sulle quali votare, che vanno da un estremo – no deal, quindi lasciare il 12 aprile senza un accordo – all’estremo opposto – revocare l’articolo 50 e annullare Brexit. Un’altra proposta radicale è quella di indire un secondo referendum, dando agli elettori la possibilitá di restare nella Ue. Le altre proposte sono versioni diverse di una “soft Brexit” che prevedono di mantenere stretti legami con la Ue. Le opzioni comprendono entrare a far parte dello Spazio Economico Europeo tramite l’Efta, modificare l’accordo di recesso per restare nell’unione doganale o perlomeno restare in un’unione doganale temporanea fino a quando saranno concordati accordi definitivi.

Nicol Degli Innocenti

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