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May ottimista sul dopo Brexit: futuro radioso fuori dalla Ue

Theresa May guarda oltre Brexit: nel suo discorso di chiusura del Congresso del partito conservatore a Birmingham ieri la premier britannica ha promesso la fine dell’austerità dopo un decennio di tagli alla spesa pubblica, ha difeso il libero mercato e il business e ha sferrato un attacco deciso all’estremismo del leader laburista Jeremy Corbyn. «I nostri giorni migliori devono ancora venire, il futuro è nelle nostre mani», ha assicurato May, dichiarando che la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea avrà un futuro radioso, «pieno di promesse». La premier ha ostentato ottimismo sulle prospettive del Regno Unito dopo Brexit nel tentativo di unire un partito diviso e rafforzare il suo contestato ruolo di leader.
Theresa May ha cercato di distogliere l’attenzione da Brexit e di puntarla sulle questioni «che interessano alla gente». Come “contentino” agli elettori, «per dimostrare alle famiglie che siamo dalla loro parte», ha annunciato che per il nono anno consecutivo non ci saranno aumenti delle tasse sul carburante nella finanziaria d’autunno. La mossa, che costa circa 9 miliardi di sterline all’anno al Tesoro, era stata sconsigliata dal cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond perché troppo costosa.
Con la promessa di una fine dell’austerità la premier ha cercato consensi tra gli elettori affrontando la sfida del partito laburista guidato da Jeremy Corbyn, che sta conquistando consensi con le sue proposte radicali per una trasformazione economica e sociale del Paese. La premier ha aspramente criticato l’estremismo del leader laburista, dichiarando che anche chi non vota Tory vuole «un partito decente, moderato e patriottico». La «perdita di valori» del partito laburista è una «tragedia nazionale», ha detto May: «Non dobbiamo mai permettergli di fare al Paese quello che ha fatto al partito».
May ha difeso invece i valori del partito conservatore, che crede «nel libero mercato, in un’economia libera, che mette al primo posto l’interesse nazionale» ma che è anche un partito «moderno che riflette la Gran Bretagna in tutta la sua diversità, che rispetta la tradizione ma non teme il cambiamento, che è patriottico ma non nazionalista, che crede nel business ma vuole che rispetti le regole, che crede nella meritocrazia. Non il partito di pochi o il partito di molti ma il partito di tutti quelli disposti a lavorare e a fare del loro meglio».
Martedì Boris Johnson, ex ministro degli Esteri diventato il principale rivale della May, aveva ottenuto ovazioni scroscianti con un discorso ai margini del congresso nel quale aveva demolito la strategia della premier su Brexit. Le proposte di Chequers sono «uno scandalo costituzionale» che porterebbe all’umiliazione della Gran Bretagna, ha detto Johnson.
Ieri poco prima dell’inizio del discorso un deputato pro-Brexit, James Duddridge, ha annunciato di avere firmato una lettera per chiedere l’elezione di un nuovo leader, ma per arrivare al voto di fiducia servono almeno 48 lettere e non sembra che per ora gli oppositori di May abbiano i numeri necessari. La premier non sembra avere intenzione di mollare né ora né dopo Brexit. Dopo un ingresso a sorpresa, ballando sulle note di “Dancing Queen” degli Abba, per mostrare che ha senso dell’umorismo e non è il “robot” o “Maybot” deriso dai suoi oppositori, May ha parlato con autorevolezza e conquistato molti applausi.
I negoziati su Brexit, che riprenderanno la settimana prossima, si sono arenati dopo che la Ue ha respinto Chequers perché prevede solo libertà di circolazione delle merci e non delle persone, dei servizi e dei capitali. Ieri May non ha mai nominato la parola “Chequers” ma ha ribadito che il suo progetto di creare una zona di libero scambio con la Ue è l’unica strada percorribile. Per arrivare a un accordo serve pragmatismo e non «purezza ideologica», ha detto inviando un messaggio a Johnson: il vero rischio è che non si riesca ad arrivare a Brexit.

Nicol Degli Innocenti

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