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May «obbligata» al piano B sulla Brexit

La Brexit sfugge di mano a Theresa May. E il Parlamento di Westminster prova ad assumerne il controllo: per evitare che si vada a sbattere contro un muro.

Ieri il governo guidato dalla premier conservatrice ha subito una nuova umiliazione. Una maggioranza trasversale di deputati ha approvato un emendamento che ingiunge alla May di presentare entro tre giorni un piano alternativo, nel caso in cui il suo accordo con Bruxelles venga bocciato nel voto previsto per martedì 15: un’eventualità che fino a questo momento appare praticamente certa.

Il piano May non piace a nessuno. Non all’opposizione laburista, ovviamente. Ma neppure alla folta schiera di conservatori euroscettici, che vi leggono un tradimento della «vera» Brexit. Non va giù ai conservatori filo-europei, che lo considerano un peggioramento della condizione attuale. E risulta indigesto agli unionisti nordirlandesi, che temono l’allentamento del vincolo con la Gran Bretagna.

Insomma, il soldato May è solo. Tanto che, più che vantare i meriti dell’accordo in sé, prova a venderlo dicendo che non ci sono alternative. Se venisse bocciato, argomentano a Downing Street, si rischierebbe un catastrofico no deal, ossia una uscita dalla Ue senza alcun accordo. O, viceversa, si potrebbero aprire scenari in grado di condurre alla cancellazione della Brexit. Quindi, è l’appello della premier, turatevi il naso e votate a favore.

Ma i deputati non ci stanno. E a Westminster si sta formando una maggioranza trasversale, che vede coalizzati i laburisti e i conservatori filo-europei, determinata ad affossare il piano May ma allo stesso tempo ad evitare il salto nel buio del no deal. Uno schieramento guidato da due donne combattive e temibili: la conservatrice Nicky Morgan, che guida la commissione Finanze a Westminster, e la laburista Yvette Cooper, che è a capo della commissione Interni.

Già martedì si era avuto un assaggio della nuova tattica guerrigliera: i deputati avevano approvato un emendamento per sottrarre al governo i fondi necessari ai preparativi per il no deal. E ieri la nuova sconfitta, ancora più importante, che di fatto impone al governo di preparare una Brexit alternativa.

In Parlamento c’è sicuramente una maggioranza contraria a una uscita traumatica dalla Ue: ed è anche una maggioranza a favore di una Brexit morbida. Dopo la probabile sconfitta del piano May la prossima settimana, i deputati potrebbero provare a imporre una «soluzione norvegese», che mantenga la Gran Bretagna nel mercato unico, in modo da attutire il più possibile i contraccolpi della Brexit.

Ma c’è anche chi chiede ormai di rimettere di nuovo la questione al popolo, organizzando un secondo referendum: in questo caso occorrerebbe spostare la data fatidica del 29 marzo, quando è prevista l’uscita di Londra dalla Ue. E una nuova consultazione potrebbe portare alla revoca tout court della Brexit.

Il finale di questo psicodramma resta tutto da scrivere. Ma appare sempre più evidente che la regia non sarà nelle mani di Theresa May.

Luigi Ippolito

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