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May firma l’intesa con l’Ue: “ È ambiziosa”

Come in un sogno che minaccia di trasformarsi in incubo, Theresa May fa un altro passo verso la meta, ma non sa se mai ci arriverà. Dopo il suo blitz a Bruxelles di mercoledì sera, in cui ha preso personalmente in mano il negoziato sulla Brexit incontrando per due ore il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ieri le due parti hanno annunciato un accordo “di principio” sulla dichiarazione politica che sarà la base dei loro futuri rapporti in campo economico, finanziario, militare e in ogni ambito. È la sospirata intesa sul futuro delle relazioni attraverso la Manica, che fa seguito a quella raggiunta la settimana scorsa sul passato, con cui chiudere 45 anni di norme congiunte. La differenza è visibile: il documento sul “divorzio”, che regola i diritti dei cittadini Ue in Gran Bretagna e di quelli britannici in Europa, gli ultimi contributi di Londra al bilancio dell’Unione (39 miliardi di sterline) e la complessa questione del confine irlandese da mantenere aperto senza crearne un altro fra Irlanda del Nord e resto del Paese, è lungo 580 pagine. La dichiarazione “sul futuro” soltanto 26. Il primo ha valore legale. La seconda non è vincolante. Per la premier conservatrice è comunque una vittoria, perché il patto sui futuri rapporti prevede una partnership «ampia, profonda, ambiziosa e flessibile»: in pratica senza precedenti, non costringendo Londra a scegliere fra accordi esistenti, come il “modello Canada” o il “modello Norvegia”.
Ma il leader laburista Jeremy Corbyn non ha torto quando lo definisce «una Brexit bendata», in cui il Regno Unito lascia l’Europa senza sapere dove andrà a finire. I 27 leader della Ue dovranno approvare i due documenti al summit europeo di domenica a Bruxelles, dove May arriverà la sera prima per risolvere gli ultimi dettagli, come il contenzioso con la Spagna sulla rocca di Gibilterra. La vera incognita, tuttavia, è se il parlamento britannico ratificherà l’accordo con il voto previsto intorno al 10 dicembre.
Sulla carta, Downing Street non ha abbastanza voti, fra defezioni di Tories ultra-brexitiani e unionisti nord-irlandesi. Theresa May ha venti giorni di tempo per raggiungere la meta o perdere tutto: inclusi il posto e forse anche la Brexit.

Enrico Franceschini

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