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May contro Boris al «festival della Brexit»

«Boris contro May, adesso è guerra»: era il titolo a tutta pagina del Sunday Times di ieri mattina, che ha steso così la partitura del dramma che va in scena in questi giorni al congresso annuale del partito conservatore a Birmingham. Un’assemblea in cui si deciderà la battaglia per il futuro del governo britannico e per l’esito della Brexit.

La premier Theresa May si gioca la sopravvivenza politica: contro di lei è partito lancia in resta l’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, deciso a trasformare il congresso in una passerella trionfale da cui lanciare la sfida alla leadership del Paese. Boris ha sparato la prima bordata già venerdì scorso, quando ha pubblicato sul Daily Telegraph un manifesto di due pagine in cui faceva a pezzi la strategia della premier per l’uscita dalla Ue, definita «una umiliazione morale e intellettuale»: Johnson accusa May di voler mantenere la Gran Bretagna legata all’Europa, in uno stato di vassallaggio. Lui invece propugna una rottura netta e ieri è tornato alla carica con un’intervista al Times, in cui ha definito il piano May «da squilibrati» e ha sottolineato che «a differenza della prima ministra, io ho fatto campagna per la Brexit, a differenza della prima ministra io ho combattuto per questo, io ci credo». Un riferimento al fatto che due anni fa, al referendum, la May si era pronunciata per rimanere in Europa e ora è chiamata ad attuare una decisione che non condivide interamente.

La premier ha replicato dalle stesse pagine, con un’intervista parallela in cui ha cercato di riprendere l’iniziativa, annunciando in primo luogo che verrà introdotta una sovrattassa fino al 3% sugli stranieri che comprano casa in Gran Bretagna: una misura che andrà a colpire anche i tanti italiani che investono nel mercato immobiliare britannico e che ha il sapore di un annuncio populista per ingraziarsi la base conservatrice. La May ha poi svelato il piano per una sorta di «festival della Brexit» da tenersi nel 2022: un’iniziativa che richiama la Grande Esposizione organizzata dalla regina Vittoria nel 1851 e il festival della Gran Bretagna del 1951. «Vogliamo mostrare ciò che rende oggi grande il nostro Paese — ha spiegato la premier —. Vogliamo celebrare la diversità e il talento della nostra nazione e contrassegnare questo momento con una celebrazione quale si vede una volta in una generazione».

La premier si è poi presentata in tv, alla Bbc, per ribadire che «crede nella Brexit»: ma anche se tanto la May che Johnson insistono nel presentare l’uscita dall’Europa come un’opportunità, la Ue non sembra intenzionata a concedere vita facile a Londra. E infatti la stessa May non ha escluso di essere pronta a fare ulteriori concessioni a Bruxelles, pur di portare a casa un accordo. L’umore dei conservatori riuniti a Birmingham sembra ben più battagliero: sono pochi quelli che vogliono sentir parlare di compromessi. E se Theresa continuerà a cercare un accomodamento, potrebbe trovarsi disarcionata in corsa. Boris si sta scaldando a bordo campo.

Luigi Ippolito

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