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May apre al secondo referendum in cambio di un sì al suo accordo

Ultima chance per Brexit: la premier Theresa May ha offerto ai deputati di Westminster la possibilità di votare per un secondo referendum a patto che approvino l’accordo di recesso che consentirà alla Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. La May ha presentato il “nuovo disegno di legge su Brexit”, versione rivista e corretta dell’accordo che il Parlamento ha già respinto tre volte.

Sono dieci le modifiche apportate al testo per raccogliere consensi, dando più voce in capitolo ai deputati. Oltre a un secondo referendum, spetterà loro approvare una possibile unione doganale con la Ue dopo Brexit e i trattati che regoleranno i rapporti futuri con Bruxelles. La Gran Bretagna cercherà di mantenere rapporti commerciali il più stretti possibile con la Ue, pur restando fuori dal mercato unico e ponendo fine alla libera circolazione delle persone. Continuerà quindi a rispettare le regole Ue sui prodotti agricoli e alimentari per facilitare gli scambi ed evitare blocchi alla frontiera.

La premier sa che gli oltranzisti pro-Brexit conservatori voteranno contro le sue proposte perché puntano a un’uscita dalla Ue senza accordo. Ha quindi bisogno di convincere deputati di altri partiti. In una concessione ai laburisti, la legge assicurerà che in tema di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente le tutele saranno equivalenti, se non migliori, di quelle garantite dalla Ue.

Per andare incontro agli unionisti irlandesi, la May ha detto che il Regno Unito promette di restare in ogni caso allineato con l’Irlanda del Nord come richiesto dal Dup. Il Governo si impegna anche a trovare “accordi alternativi” entro il dicembre 2020 per garantire che non sarà necessario ricorrere alla backstop, la polizza di assicurazione per impedire il ritorno a un confine interno tra le due Irlande.

Una quarta bocciatura dell’accordo a inizio giugno segnerebbe la fine di ogni speranza di un’uscita “morbida” dalla Ue, ha avvertito la premier: le uniche alternative sarebbero “no Brexit o no deal”. Entrambe opzioni estreme che perpetuerebbero le divisioni interne al Paese, secondo la May, che ha parlato di «un futuro da incubo di polarizzazione della politica».

Ieri sera la Cbi, la Confindustria britannica, ha esortato i deputati a votare a favore dell’accordo per tutelare economia e posti di lavoro. Sono 25mila, tra dipendenti e indotto, i posti di lavoro a rischio per l’imminente collasso di British Steel. Per evitare l’amministrazione controllata il secondo gruppo siderurgico in Gran Bretagna ha chiesto 30 milioni di sterline di finanziamenti di emergenza dal Governo, in aggiunta ai 30 milioni già concessi dalla società di private equity Greybull Capital che controlla British Steel.

Il gruppo ha dato la colpa della crisi a Brexit, dichiarando che gli ordini dall’Europa sono cessati a causa delle incertezze sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue e che il calo della sterlina ha aggravato i problemi. Dopo il discorso della May la valuta britannica ha riguadagnato terreno per la speranza di una soluzione all’impasse.

Nicol Degli Innocenti

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