Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

May dopo 5 ore strappa il sì al suo piano per la Brexit Ma adesso rischia la sfiducia

Londra Theresa May è sopravvissuta ieri alla giornata più difficile della sua carriera di primo ministro. È rimasta chiusa per più di cinque ore dentro Downing Street, assieme ai ministri del suo governo, per convincerli ad approvare l’accordo sulla Brexit raggiunto a Bruxelles fra i negoziatori britannici e quelli europei.

È stata una discussione «lunga, dettagliata e spassionata», ha detto la premier in serata quando è finalmente apparsa sulla soglia del numero 10: il che vuol dire che le riserve sono state forti e aperte, e infatti pare che ben 9 ministri fossero contrari fino alla fine. Ma Theresa May è riuscita a strappare il sospirato sì del suo gabinetto.

«È la cosa migliore che potevamo negoziare», ha detto la premier, altrimenti il rischio è «tornare alla casella di partenza»: il che vuol dire rischiare un «no deal», un’uscita catastrofica dalla Ue senza nessuna accordo, o addirittura il collasso dell’intera Brexit. E Theresa May ha concluso sottolineando che la decisione presa è «nel miglior interesse della nazione».

Questo non significa che tutti i problemi siano risolti. La grana più immediata è rappresentata dagli unionisti nordirlandesi, il cui appoggio garantisce al governo la maggioranza in Parlamento: ieri sera erano furiosi, perché l’accordo raggiunto prevede di fatto un regime speciale per l’Irlanda del Nord, che rimarrebbe ancora più legata all’Europa di quanto non lo sarà la Gran Bretagna. E questo, agli occhi degli unionisti protestanti, significa venire staccati dal Regno Unito e in prospettica finire fagocitati dall’Irlanda cattolica.

L’Unione Europea

Dopo il negoziato tecnico anche Bruxelles deve dare il via libera politico

Gli unionisti potrebbero dunque far mancare al governo i numeri in Parlamento. Ma la minaccia più immediata per la May arriva dagli stessi ranghi del partito conservatore: molti sono insoddisfatti da un accordo che si prefigura come una «finta Brexit» e sono pronti a chiedere un voto di fiducia sulla premier, magari oggi stesso. Ma è difficile pensare che i conservatori vogliano davvero disarcionare in corsa la May, in un momento così delicato per le sorti della Brexit.

Un forte brontolìo sale anche dalla Scozia: se l’Irlanda del Nord, si chiedono a Edimburgo, può avere un regime speciale e restare più integrata con l’Europa, perché non anche noi, che abbiamo votato in maggioranza per restare nella Ue?

E a proposito di Bruxelles, non è detto che da quel lato non arrivino sorprese. L’accordo raggiunto finora è un testo tecnico che deve passare al vaglio politico: il che avverrà in un vertice europeo straordinario che dovrebbe essere convocato per la fine del mese. Ma c’è da immaginare che i leader europei vorranno stare bene attenti a cosa c’è scritto in quell’accordo: perché nessuno dei 27 vuole concedere alla Gran Bretagna un vantaggio competitivo, cioè mezza dentro e mezza fuori dal mercato comune.

La difficoltà della situazione l’ha ben riassunta alla Bbc l’ex premier Tony Blair: la colpa non è di Theresa May, ha spiegato, ma del fatto che l’alternativa è fra una Brexit «dolorosa», che tagli i ponti con l’Europa, e una Brexit «senza senso», che lasci le cose in buona parte come stanno. Una scelta impossibile, che riporta alla domanda di fondo: ma ne valeva la pena?

Le opzioni

«La scelta di fronte a noi è chiara. Questo accordo, che realizza il voto del referendum, oppure uscire dall’Ue senza nessun accordo, o addirittura niente Brexit»

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa