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Maxisequestro a Bulgari

ROMA — In fuga dalle tasse, i vertici della Bulgari avrebbero studiato una «Escape strategy» (secondo la loro stessa definizione) di lungo periodo, sottraendo all’inasprimento fiscale i dividendi destinati ai soci.
Affidandosi alla costituzione di una società — la Beire, Bulgari Ireland Ltd — con sede a Dublino e ragione sociale diversificata (logistica e commercio). In realtà, secondo gli investigatori, un artificio per schermare i veri profitti. Indagini dei finanzieri del Tributario, partite agli inizi del 2012, hanno portato alla conclusione che la cosidetta Beire esisteva solo come artificio per eludere il decreto legislativo 74 del 2000 (legge Bersani) e dunque, da ieri, sono scattati sequestri per la somma equivalente di 46 milioni di euro. Assieme a titoli e conti correnti sono stati confiscati anche gli uffici di via Condotti che, storicamente, identificano la maison, famosa per orologi e gioielli.
Non solo. Paolo e Nicola Bulgari, il loro amministratore Francesco Trapani e il responsabile amministrativo Maurizio Valentini sono indagati per evasione fiscale. La contestazione riguarda «la sottrazione di elementi attivi all’imposizione», «la falsa rappresentazione contabile» e infine «l’utilizzo di mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento della falsità contabile quale la creazione della Newco irlandese Beire». Funzionale invece «nella logica di un’attenuazione dell’imposizione fiscale sui dividendi».
L’inchiesta, che non è conclusa, si annuncia dolentissima anche sul piano degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Alla quale gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, hanno appena trasmesso una relazione precisa dalla quale risultano una serie di irregolarità. In particolare, riguardo alle dichiarazioni dei redditi che vanno dal 2008 in poi la Bulgari avrebbe omesso di rendere noti importi pari a 3 miliardi di euro. A questo punto saranno gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate a effettuare i loro riscontri.
Ma l’indagine penale rappresenta già un colpo durissimo per la Bulgari sotto il profilo dell’immagine. I manager si difendono lamentando la diffusione di notizie prima della notifica. I Bulgari si dicono sorpresi e fanno sapere che «la commissione tributaria regionale di Roma ha confermato la legittimità della residenza estera e delle attività ivi svolte da una delle società oggetto di indagine».
Diverso il parere dei magistrati che, in possesso di decine di mail che si sono scambiati fra loro dirigenti e collaboratori in merito a una strategia vera e propria di evasione tributaria con la creazione di società fittizie anche in Olanda. In sostanza «la Bulgari spa attraverso ben individuati dirigenti, rivestenti, ognuno uno specifico ruolo, ha artificiosamente creato delle persone giuridiche in Olanda prima e in Irlanda poi, le ha interposte nella struttura societaria del gruppo, gli ha fatto simulare lo svolgimento di una non reale attività e gli ha fatto dichiarare dati contabilmente falsi». Non ancora ascoltati in Procura i Bulgari, anticipano attraverso il loro difensore, l’avvocato Bruno Assumma: «Crediamo di poter chiarire che non c’è stata evasione e che la Beire non solo era operativa ma ha in carico ben settanta dipendenti». Ora si tratta di verificare da quando, se cioè nel periodo fra il 2008 e il 2011 o successivamente.

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