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Maxisanzione a garanzia del fisco

di Luigi Lovecchio

Accertamento con adesione, acquiescenza all'accertamento e conciliazione giudiziale più economici con la manovra estiva. A partire dagli atti perfezionati dal 7 luglio, il Dl 98/2011, all'articolo 23, ha infatti soppresso l'obbligo della garanzia anche per somme complessivamente superiori a 50mila euro. Come contrappeso, è stato inoltre previsto che in caso di mancato versamento di una qualsiasi delle rate diverse dalla prima entro il termine per il pagamento della rata successiva, l'ufficio iscrive a ruolo l'intero importo residuo, con applicazione in misura doppia della sanzione per omesso versamento.

Le definizioni delle controversie, anche potenziali, con il Fisco si perfezionano pertanto con il pagamento immediato dell'intero importo dovuto ovvero con il solo versamento della prima rata. Questo comportamento è di per sé sufficiente per acquisire il diritto alla riduzione della sanzione (a un sesto o ad un quarto o al 40%, a seconda dei casi) e alla eventuale rideterminazione dell'imposta.

Si dispone, inoltre, che i ritardi nel pagamento non superiori a tre mesi non compromettono la rateazione. In tale eventualità, risulterà al più applicabile la sanzione ordinaria del 30% sul tributo non versato, stabilita nell'articolo 13 del decreto legislativo 471/1997. Si tratta di una innovazione che sarebbe assai opportuno estendere alle rateazioni del l'agente della riscossione, nelle quali il ritardo di un solo giorno determina l'immediata decadenza del beneficio. Se invece si supera la scadenza della rata successiva, la manovra prevede il diritto dell'agenzia delle Entrate di pretendere il versamento di tutto il residuo, maggiorato del 60% commisurato al solo tributo non pagato, mediante iscrizione a ruolo. Va segnalato che la disposizione vale per tutte le rateazioni, sotto e sopra i 50mila euro.

Questa modifica pone almeno due questioni. La prima riguarda il termine per la notifica della conseguente cartella di pagamento. In assenza di una previsione potrebbe essere applicabile la scadenza del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di commissione della violazione, in base all'articolo 20, comma 1 del decreto legislativo 472/1997. In alternativa, trattandosi di somme rivenienti da accertamenti definitivi, potrebbe essere sostenuta l'analogia con la fattispecie di cui all'articolo 25, lettera c), Dpr 602/1973 (31 dicembre del secondo anno successivo all'omesso pagamento). La seconda questione attiene ai rapporti con il ravvedimento. In astratto, l'omesso versamento delle rate trimestrali è regolarizzabile in base all'articolo 13 del decreto legislativo 472/1997 (circolare 65/E del 2001). Si tratta di capire se l'eventuale regolarizzazione effettuata oltre il termine della rata successiva consenta al contribuente di conservare il beneficio del termine. Si ritiene che la risposta negativa sia quella più corretta. Ciò significa che, in sede di ravvedimento, il soggetto passivo dovrà comunque versare l'intero residuo, maggiorato della sanzione del 60%, ridotta ad un ottavo.

La relazione illustrativa al decreto conferma inoltre che le modifiche si applicano anche alle definizioni dei futuri accertamenti esecutivi. In questi casi, peraltro, l'irrogazione della sanzione del 60% non avverrà tramite iscrizione a ruolo, ma con la notifica di un nuovo avviso anch'esso immediatamente esecutivo.

Trattandosi di sanzione per omesso pagamento di un tributo, non è ammessa la definizione agevolata, con la riduzione ad un terzo della stessa.

 

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