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Maxiperdita Unicredit. Ghizzoni: dividendo nel 2012

di Fabrizio Massaro

MILANO — Unicredit si lascia alle spalle la maxiperdita di 9,2 miliardi del 2011 legata alle svalutazioni delle acquisizioni del passato e vede positivo per il 2012, grazie a un ritorno all'utile nel quarto trimestre. In particolare il risultato dell'ultima parte dell'anno è stato di 114 milioni, -64,5% sullo stesso periodo del 2010 ma significativamente più alto dei 30 milioni di utile attesi dagli analisti. Senza le componenti straordinarie, come i 70 milioni di svalutazioni della Grecia, l'utile del trimestre sarebbe stato di 247 milioni (-31,2%). E i risultati dei primi mesi del 2012 sono incoraggianti, ha detto l'amministratore delegato, Federico Ghizzoni: «Il trend è altrettanto positivo» dell'ultima parte del 2011. «Anche ricavi, costi e accantonamenti a fondo rischi si muovono nella direzione giusta e ci aspettiamo un buon trimestre anche se è molto presto per una valutazione sull'anno». Ad ogni modo Ghizzoni si è detto «molto fiducioso» per la distribuzione di un dividendo sul bilancio 2012.
Anche l'Italia, che era in sofferenza, è ripartita, in particolare il business commerciale che «sta tornando in positivo grazie alla revisione dei prezzi, al controllo dei costi e al calo degli accantonamenti sui crediti». L'utile lordo in Italia è stato di 598 milioni di euro, con ricavi per 10,9 miliardi (+6,3%). E all'Italia andranno ben 23 dei 26 miliardi raccolti in Bce, mentre niente andrà in Germania, dove è in corso un braccio di ferro con la banca centrale sulla liquidità.
Se si guarda all'intero 2011, sono risultati in calo il margine di intermediazione (25,2 miliardi, -3,4%) e il risultato netto di gestione (3,7 miliardi, -3,7% dopo accantonamenti su crediti per 6 miliardi, -12,6%). Ma soprattutto è stato l'anno della pulizia di bilancio, con 10,3 miliardi di svalutazioni e componenti straordinarie, e dell'aumento di capitale dal 7,5 miliardi che ha portato il patrimonio al 9,97% (core tier 1).
Accantonata la partita sui conti, il dossier più caldo è la scelta del presidente, che «sarà una persona di prestigio e con adeguata esperienza, anche internazionale. Stiamo procedendo a verifiche sui potenziali candidati», ha detto Ghizzoni. Ma sui tempi della scelta non si è sbilanciato: comunque entro il 16 aprile, visto che l'assemblea è l'11 maggio. C'è da mediare con tutti i soci, compresi i libici («attorno al 4%) e Abu Dhabi («sono soci ma anche clienti d'affari»).
Ieri al board hanno annunciato le dimissioni per il 19 aprile il presidente Dieter Rampl e il consigliere Theo Waigel, in applicazione dell'articolo 36 sulle incompatibilità degli incarichi. «Rampl continuerà a rappresentare Unicredit in Mediobanca». Il board proporrà all'assemblea anche di autorizzare i futuri consiglieri all'esercizio di eventuali attività concorrenti, «anche in applicazione dell'articolo 36». Ghizzoni ha spiegato che si tratta di una norma transitoria così da consentire a chi si trova in potenziale conflitto di attendere al massimo altri 90 giorni per capire come sarà interpretato l'articolo 36 e dunque se ci sarà incompatibilità fra gli incarichi. Fra gli amministratori, Fabrizio Palenzona (siede anche in Mediobanca) e Luigi Maramotti (in Credem) secondo fonti vicine all'istituto dovrebbero decidere entro aprile.
 

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