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Maxi-verifiche, effetti divergenti

Sulle verifiche fiscali «extralarge» contrasto di opinioni fra giudici di legittimità e Corti di merito. Secondo i primi quando la permanenza dei verificatori in azienda si protrae oltre i termini fissati dall’articolo 12 dello Statuto dei contribuenti la documentazione e gli elementi acquisiti sono comunque utilizzabili.

Secondo le Corti tributarie di merito, quella lombarda in particolare, lo sforamento dei termini massimi fissati dalla legge per la durata delle verifiche in loco può travolgere l’intera attività rendendo illegittimo il successivo avviso di accertamento.

Sulla base delle più recenti sentenze la Corte di legittimità e i giudici di merito si confrontano, con argomentazioni assolutamente divergenti, su un tema caldo per gli agenti accertatori ed i contribuenti, ovvero sulle conseguenze della violazione, in sede di verifica fiscale, delle garanzie stabilite dall’articolo 12 dello Statuto del contribuente.

La legge 212/2000, all’articolo 12, sancisce i diritti e le garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, stabilendo, al comma 5, un termine massimo di 30 giorni, prorogabili di altri 30 in caso di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio, per la durata della verifica tributaria.

La norma in esame, tuttavia, non prevede alcuna specifica sanzione per l’ipotesi di violazione del predetto termine, rendendo perciò necessario l’intervento della giurisprudenza sul punto con i conseguenti diversi punti di vista.

Il parere della Corte di cassazione.

Proprio la Cassazione ha recentemente stabilito che la permanenza del personale impegnato in una verifica fiscale nei locali del contribuente oltre il termine indicato nello Statuto, non preclude l’utilizzo dei documenti e delle informazioni acquisiti oltre la suddetta scadenza.

Questo è il principio sancito con le due sentenze in commento, che hanno cassato altrettante decisioni della commissione tributaria regionale della Sicilia, che aveva ritenuto nullo l’avviso di accertamento emesso a seguito di verifica fiscale protrattasi oltre il termine previsto dalla predetta norma. Il giudice di appello aveva infatti annullato l’atto impositivo sul presupposto dalla mera protrazione della verifica fiscale oltre il termine predetto, prescindendo dall’accertamento se a detta violazione corrispondesse nel caso concreto l’effettiva permanenza dei verificatori nei locali dell’impresa, o se piuttosto il maggior termine dovesse invece essere riferito alla complessiva attività d’indagine svolta anche fuori sede.

La Suprema corte confermando il principio già espresso con la sentenza 8344/2001 ha ribadito che non esiste nell’ordinamento tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite, né di invalidità derivata dell’atto impositivo né, ancora, di sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo dell’Amministrazione finanziaria; con la conseguenza che l’acquisizione irrituale di informazioni non comporta l’inutilizzabilità delle stesse.

Nell’enunciare tale principio gli Ermellini hanno altresì evidenziato che la norma in esame consente comunque al contribuente di reagire di fronte a eventuali irregolarità commesse dai verificatori durante l’ispezione. Il contribuente leso, infatti, oltre a formulare a verbale osservazioni e rilievi, può inviare un’apposita segnalazione al Garante del contribuente, il quale a sua volta può formulare specifici richiami agli uffici per il rispetto delle garanzie e, ove rilevi comportamenti pregiudizievoli per i contribuenti, può trasmettere alle varie amministrazioni specifiche segnalazioni per l’avvio del procedimento disciplinare.

I giudici di legittimità non ritengono rilevante neppure il confronto tra la formulazione lessicale del divieto di cui al comma 5 («la permanenza… non può superare i 30 giorni…») e quella del termine dilatorio stabilito dal successivo comma 7 per l’emanazione dell’atto impositivo («l’avviso non può essere emanato prima della scadenza…») la cui violazione determinerebbe l’invalidità dell’atto emesso prima dei 60 giorni (cfr. Cassazione 18184/2013)

Ad avviso della Corte, infatti le fattispecie disciplinate dai due commi sopra ricordati hanno ad oggetto fattispecie diverse (nel caso del comma 5 il provvedimento tributario mentre nel caso del comma 7 l’esercizio della potestà impositiva).

Insomma, secondo i giudici delle leggi la permanenza degli accertatori nei locali oltre il termine di legge non incide sui diritti del contribuente costituzionalmente tutelati e, pertanto «non preclude l’utilizzo dei documenti, delle informazioni e degli altri elementi probatori, acquisiti oltre la scadenza dei predetti termini, che possono essere bene posti a fondamento della pretesa fiscale».

Il parere delle Corti di merito. Di diverso avviso è invece la Commissione regionale della Lombardia che dapprima ha dichiarato illegittimo un avviso di accertamento adottato in violazione delle garanzie poste dallo Statuto a garanzia del contribuente e, successivamente, con altra recente pronuncia, ha addirittura sanzionato con la sanzione della nullità, l’atto impositivo adottato in violazione dell’articolo 12 legge 212/2000 per «carenza di potere in concreto» da parte dell’amministrazione finanziaria per essere stato lo stesso «esercitato in difetto dei particolari presupposti e circostanze previsti dalla norma».

I giudici di merito hanno infatti ritenuto che la mancata previsione di una espressa sanzione per la violazione dell’articolo 12 non implica che detta violazione non sia produttiva di conseguenze negative sull’atto di accertamento; l’amministrazione non potrebbe dunque «farla franca», ma dovrebbe in qualche modo subire le conseguenze negative del proprio operato, vedendo vanificare gli effetti dell’atto di accertamento emesso contra jus.

Decisivo per l’annullamento dell’avviso di accertamento per violazione della normativa in tema di ispezioni e verifiche, si legge nella sentenza n. 803/2014, è la natura della norma violata che appare posta a tutela dei principi generali del diritto e dell’azione amministrativa e orientata in senso garantistico nella prospettiva costituzionale del diritto tributario.

Ancora più incisiva la decisione della regionale Lombardia nella sentenza n. 1520/2014. Con la stessa i giudici dichiarano infatti che dalla nullità del processo verbale di verifica dei militari della guardia di finanza per violazione delle garanzie stabilite dall’articolo 12 dello Statuto, discende la nullità di tutti gli avvisi di accertamento emessi dall’ufficio e delle conseguenti cartelle di pagamento.

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