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Maxi tangente da un miliardo a politici e intermediari Eni sott’accusa sulla Nigeria

Un pagamento da un miliardo e 92 milioni di dollari per ottenere la concessione di dieci anni del campo di esplorazione petrolifera Opl-245, e che per la procura di Milano celerebbe una mega tangente. Per questo versamento i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno iscritto nel registro degli indagati l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, l’ex numero uno Paolo Scaroni, il manager Roberto Casula, a capo della divisione esplorazione dell’azienda. Indagati anche Gianluca Di Nardo e Luigi Bisignani, che avrebbero avuto un ruolo come mediatori nel pagamento. Al momento dell’operazione, nel 2011, l’attuale ad Descalzi era a capo della divisione Exploration e Production di Eni. Per tutti, l’accusa è di corruzione internazionale. Anche la società è indagata. La rete di relazioni e influenze intorno al mega giacimento in Nigeria emerge dalle intercettazioni telefoniche disposte dai pm di Napoli, John Woodcock e Francesco Curcio, nell’inchiesta sulla P4. Il 18 novembre 2010, Bisignani telefona a Scaroni per annunciare il buon esito dell’operazione. «Sì ho già visto, mi ha detto tutto — risponde Scaroni — Ci ho già fatto anche il board… mi sono informato, volevo dirti che adesso mi telefonano dalla Nigeria che il Ministro presidente quindi viene dal presidente vogliono firmare tutto entro domani».

Poi è il faccendiere, a chiamare. «Avverti il ragazzo che il signore Fortunato e la signora hanno detto che tra domani e dopodomani vogliono fare questa cosa». Il miliardo e 92 milioni di dollari partono da Eni nell’aprile 2011 verso le casse del governo nigeriano (altri 200 milioni vengono pagati al governo da Shell, partner di Eni), poi sono girati a Malabu, società titolare della concessione riconducibile all’ex ministro del petrolio Dan Etete. Il sospetto della procura è che la somma sia finita poi ai vari soggetti protagonisti dell’operazione. «Eni — replica l’azienda — ribadisce la sua estraneità da qualsiasi condotta illecita, assicura massima collaborazione alla magistratura e confida che la correttezza del proprio operato emergerà dalle indagini». «L’immediato commissariamento di Eni — chiede invece il Movimento Cinque Stelle — È evidente che non è più possibile continuare l’attività di Eni per i gravi vizi rilevati nella sua gestione».
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