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Maxi-scalata ostile nelle tv Usa Charter vuole Time Warner Cable

NEW YORK — Davide ci riprova, a scalare Golia. É un gioco da 61 miliardi di dollari, e può sconvolgere il panorama della tv via cavo negli Stati Uniti. La preda potenziale è un nome altisonante, Time Warner Cable, la divisione che gestisce servizi di tv via cavo nel gruppo che controlla anche case di produzione cinematografica, magazine storici come Time, e il network Cnn. Time Warner Cable è il secondo operatore a livello nazionale, e in molte aree del paese offre agli utenti un pacchetto complessivo di abbonamenti che con una tariffa mensile unica includono tv, telefono, Internet ad alta velocità. A rilanciare un tentativo di scalata è un gruppo che fa lo stesso mestiere ma è molto più piccolo, Charter Communications. E tuttavia dietro Charter c’è un singolo investitore dalle spalle robuste, il finanziere John Malone con la sua società Liberty Media. Per Malone espugnare Time Warner è diventato un chiodo fisso. Per ora la preda non ne vuol sapere. Sia il management di Time Warner sia gli azionisti, finora hanno risposto picche. Anche perché l’offerta di Charter non brilla per la sua generosità. Proponendo 132,50 dollari per ogni azione di Time Warner Cable, l’aspirante acquirente si muove agli stessi livelli della Borsa. Il valore totale dell’offerta, certo è ragguardevole: 37,8 miliardi che salgono a 61 miliardi tenendo conto dei debiti che lo scalatore acquisterebbe insieme con il controllo.
Tutto ha un prezzo, e il management di Time Warner Cable ha fatto già capire quale sarebbe il suo. Il chief executive Robert Marcus ha mandato a dire a Charter che accetterebbe un’offerta purché salga a 160 dollari per azione e 100 dollari di questi siano pagati in cash anziché in azioni di Charter. Se si escludono i debiti questo significherebbe alzare l’offerta del 20%, a quota 45,7 miliardi di dollari. E’ possibile che a lanciare una controfferta sia un altro gigante del settore: Comcast, il numero uno tra gli operatori della tv via cavo, il principale rivale di Time Warner. Il settore sembra alla vigilia di un vero terremoto, un consolidamento di proporzioni gigantesche. Lo scopo: rafforzare il potere contrattuale dei colossi della cabletv verso i loro principali partner antagonisti, cioè i network che producono e diffondono i programmi, come Fox, Cbs, Espn (sport). Queste grandi manovre di consolidamento sono la spiegazione dello straordinario rialzo di Time Warner Cable in Borsa, dove il titolo ha guadagnato il 40% da quando le voci di una scalata iniziarono a circolare nel giugno 2013. Quello che di certo non giustifica il rialzo, è l’andamento economico reale dell’azienda. Time Warner Cable ha una fama disastrosa per il servizio agli utenti. I tecnici dell’azienda che devono occuparsi della manutenzione e dei ripari in caso di guasto, sono protagonisti di celebri barzellette, in quanto simboliche caricature dell’inefficienza di questi Moloch. Time Warner Cable ha perso 500.000 abbonati al suo servizio nell’ultimo anno, sugli 11 milioni di clienti. In caso di fusione, è probabile che la qualità del servizio sia destinata a peggiorare ulteriormente, come accade in tutti i settori dei servizi dove l’America sta conoscendo un ritorno degli oligopoli. Teoricamente, proprio l’antitrust dovrebbe impedire che gli operatori della cable-tv si riducano a due o tre. Difficilmente lo farà. Da decenni ormai l’antitrust è diventato pro-business anziché difendere gli interessi dei consumatori. L’argomento che verrà usato per ammorbidire l’antitrust nel caso della cable tv è che la competizione resta sufficiente anche per effetto della presenza di DirectTv, il concorrente satellitare.

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