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Maxi-sanzioni per banche ed Sgr

Giro di vite sul fronte delle sanzioni su banche e società di gestione del risparmio; rafforzamento dei requisiti richiesti ad amministratori e partecipanti al capitale; obbligo di astensione per conflitto d’interessi; misure per le segnalazioni interne di illeciti. Il decreto legislativo approvato martedì sera dal Consiglio dei ministri, di recepimento della direttiva 2013/36/UE, interviene ad ampio raggio (40 pagine di testo) sulla regolamentazione e controllo su banche e imprese d’investimento accogliendo anche i contenuti di Basilea 3 sul capitale. L’intervento punta, nel complesso, al rafforzamento della disciplina prudenziale e all’aumento del grado di armonizzazione delle misure applicabili agli intermediari che operano sul mercato unico europeo.
Sul versante delle sanzioni, i massimi delle misure pecuniarie crescono in maniera assai considerevole. Basti pensare che il massimo previsto può arrivare sino a 5 milioni di euro per colpire ad esempio le principali infrazioni della disciplina di vigilanza, l’inserimento nei contratti di clausole nulle, l’applicazione alla clientela di oneri non consentiti, l’imposizione al debitore di oneri superiori a quelli consentiti per il recesso o il rimborso anticipato. Sempre con un tetto di 5 milioni potranno essere punite le trasgressioni agli obblighi di comunicazione di partecipazioni in istituti di credito.
Sono introdotte misure di carattere non pecuniario: si tratta dell’interdizione temporanea dall’esercizio di funzioni presso intermediari e dell’ordine di porre termine alle violazioni, irrogabile in alternativa alla sanzione pecuniaria per violazioni di scarsa offensività o pericolosità.
Per quanto riguarda amministratori ma anche partecipanti al capitale, il decreto affida alla regolamentazione del ministero dell’Economia la precisazione dei requisiti non solo di “tradizionale” onorabilità, ma anche di correttezza e competenza. Per i titolari di partecipazioni, in particolare, la correttezza dovrà fare riferimento alle condotte tenute nei confronti delle autorità di vigilanza e alle eventuali sanzioni da queste inflitte. Per il management andranno, tra l’altro, precisati i limiti al cumulo di incarichi, graduandoli secondo un criterio di proporzionalità, e le cause che comportano la sospensione temporanea dalla carica e la sua durata. Introdotta poi nel Tub una norma per la rimozione collettiva da parte di Banca d’Italia di tutti i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle banche in caso di gravi irregolarità amministrative o violazione di legge o statuto.
In analogia a quanto stabilito dalle misure anticorruzione all’interno della pubblica amministrazione, si obbligano le banche e le imprese di investimento a introdurre procedure specifiche per la segnalazione al proprio interno, da parte del personale, di atti o fatti che possono costituire una violazione alle norme sull’attività creditizia o di raccolta del risparmio.
Si stabilisce ancora un obbligo di astensione, destinatari soci e amministratori, dalle delibere in cui emerge un interesse in conflitto «per conto proprio o di terzi». Un passaggio è poi dedicato allo spostamento del baricentro delle decisioni in materia di alcuni elementi della remunerazione e, in particolare, dei meccanismi di incentivazione, dal consiglio di amministrazione (ma anche nel modello dualistico di gestione e controllo) all’assemblea dei soci, nel segno di una maggiore trasparenza.

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