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Maxi-sanzione oltre la «soglia»

La compensazione oltre la soglia limite equivale a un mancato versamento per il quale è legittima l’applicazione della sanzione nella misura del 30 per cento.
Lo scrive la Corte di cassazione nell’ordinanza n. 11522 depositata ieri, in cui ha deciso sul ricorso di una società contro l’avviso emesso dall’agenzia delle Entrate contenente l’irrogazione di una sanzione per aver omesso il versamento dell’Iva relativamente al 2006.
La società contribuente, infatti, aveva compensato le somme dovute utilizzando un credito oltre la soglia prevista dalla norma. L’articolo 34 della legge 388/2000, infatti, aveva previsto che il limite massimo dei crediti d’imposta compensabili fosse di 516.456,90 euro, elevatoa 700.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2010.
Il contribuente, quindi, aveva compensato oltre la soglia prevista per il 2006 e l’ufficio aveva irrogato la sanzione per omesso versamento.
Il provvedimento era impugnato dinanzi al giudice tributario, con la motivazione che sebbene fosse stato utilizzato il credito oltre il plafond previsto, la violazione non aveva comportato di per sé alcun danno all’erario e la sanzione, quindi, era sproporzionata.
I giudici della Commissione tributaria provinciale avevano accolto il ricorso e la decisione confermata da quella regionale. In particolare, il collegio di appello ammetteva come effettivamente la sanzione fosse eccessiva, in assenza di un concreto danno all’amministrazione, e la rideterminava nella misura ridotta del 50% di quanto già irrogato.
L’agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione, rilevando che la Ctr non aveva considerato che il limite massimo alle compensazioni fosse stato posto dalla norma per ragioni di contabilità generale. A ciò conseguiva che lo sforamento da parte della società contribuente, di fatto arrecava concreti danni all’erario, perchè era un omesso versamento delle somme dovute.
La Cassazione, accogliendo del ricorso, innanzitutto ha precisato che il superamento del limite massimo dei crediti di imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste.
Nel caso concreto, quindi, anche l’uso di un credito realmente esistente, ma oltre la soglia limite, corrispondeva sostanzialmente all’omesso versamento del dovuto.
L’inadempimento è sanzionato dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997, in base al quale va irrogata una sanzione pari al 30% dell’imposta, senza alcun potere discrezionale esercitabile dall’ufficio.
Sulla riduzione delle sanzioni fatta dalla commissione tributaria regionale, quindi, la Cassazione ha rilevato l’eronea applicazione della norma, perché in assenza di circostanze eccezionali andava irrogata in misura piena, e cioé al 30%.
Già in passato, con la sentenza n. 22833/2013, la Cassazione ha assimilato la compensazione oltre il limite a un omesso versamento.
In quella decisione, inoltre, ha precisato che il successivo innalzamento di quella soglia non consente di beneficiare del «favor rei», perché per farlo occorre che l’imposta sia stata abrogata.
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