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Maxi risarcimento e condanne per il fallimento della Cirio

di Flavio Haver

ROMA— Il crac della Cirio, che aveva fatto andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro coinvolgendo decine di migliaia di risparmiatori, è di otto anni fa. Ieri sera, dopo 11 ore di camera di consiglio, assenti i principali imputati, si è chiuso il processo di primo grado. E la sentenza del Tribunale non lascia adito a dubbi: secondo i giudici, della bancarotta devono rispondere sia i vertici del colosso agroalimentare sia una parte dei manager delle banche che lo hanno sostenuto. All’ex patron dell’azienda e della Lazio calcio, Sergio Cragnotti, sono stati inflitti nove anni di reclusione, quattro anni all’allora numero uno della Banca di Roma ed ex presidente di Mediobanca e delle Generali, Cesare Geronzi. «Un sistema provocò il crac della Cirio. E credo che, con questa sentenza, i giudici lo abbiano riconosciuto» , ha detto Cragnotti a Radio 24, subito dopo la sentenza. «Credo che per l’appello abbiamo elementi fondati con cui far riconoscere la nostra volontà di un progetto industriale non andato a buon fine. All’inizio si parlava di un tesoro nascosto chissà dove nel mondo, invece credo che i giudici abbiano riconosciuto che dietro il crac c’è stata una grossa responsabilità di un sistema che non ha portato avanti le pretese di un imprenditore: si voleva portare l’agricoltura italiana nel mondo» , ha aggiunto Cragnotti. «Mi aspettavo qualcosa di più dalla sentenza ma spero che in secondo grado venga riconosciuta la piena liceità delle nostre operazioni» . E Massimo Krogh, uno dei difensori di Cragnotti: «Siamo in presenza di una pena modesta rispetto alle richieste avanzate dai pm (15 anni di carcere, ndr). Speriamo di potere, in appello, portare avanti le nostre ragioni perché il reato di bancarotta si può consumare anche in un singolo episodio» . All’esame dei giudici c’era la posizione di 35 imputati. Molte le condanne (seppure con pene inferiori rispetto alle richieste dei pm), poche le assoluzioni. Sono stati condannati anche il genero di Cragnotti, Filippo Fucile (4 anni e 6 mesi) e i figli Andrea (4 anni), Elisabetta (3 anni) e Massimo (3 anni). «La sentenza significa che i giudici non hanno avuto il coraggio di assolvere gli imputati, perché si tratta di un processo diverso da quelli di altri crac finanziari» , sottolinea Lorenzo Contrada, difensore sia di Cragnotti sia di Fucile. «Diciamo che al primo round il processo è andato bene, certo poteva andare ancora meglio con l’assoluzione ma faremo appello dopo aver letto le motivazioni e faremo assolvere i miei clienti» , aggiunge. «Perché il dibattimento ha dimostrato che la bancarotta è stata figlia di scelte imprenditoriali sbagliate, altrimenti non condanni a 4 anni e sei mesi il direttore finanziario della Cirio (Fucile, ndr) che ha emesso i bond» . In via provvisionale i giudici hanno inoltre stabilito che 200 milioni di euro dovranno essere versati a titolo di risarcimento da Unicredit (quale responsabile civile) e dagli imputati riconosciuti colpevoli: i fondi dovranno essere messi a disposizione dell’amministrazione del gruppo agroalimentare, rappresentata dall’avvocato Nicola Madia. Assolti invece Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, e la moglie di Cragnotti, Flora Pizzichemi, per «non aver commesso il fatto» : nei loro confronti la Procura aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione. Sulle condanne è intervenuto Antonio Di Pietro nel corso di «In Onda» , il programma de La7: «È il minimo, hanno fatto morire anche di fame un mare di gente. Il sano risultato di chi delinque e va in galera è il modo migliore per fare capire che chi delinque la deve smettere» .

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