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Maxi pulizia Mps, rosso di 3,2 miliardi

MILANO — Una mega-pulizia del bilancio, quella votata ieri dal consiglio d’amministrazione del Montepaschi. Da un lato la riscrittura delle perdite legate ai contratti derivati come Alexandria, Santorini e Nota Italia, che hanno pesato per 730 milioni lordi; dall’altro le pesanti rettifiche sui crediti in sofferenza, su pressione anche della Banca d’Italia, per 2,67 miliardi di cui 1,37 solo nell’ultimo trimestre; quindi gli oneri di ristrutturazione per 311 milioni, in particolare per le uscite del personale, hanno portato la banca presieduta da Alessandro Profumo e guidata da Fabrizio Viola a chiudere il 2012 con una perdita di 3,17 miliardi, superiore alle attese degli analisti. Se sommato ai 4,6 miliardi dell’anno prima, il rosso di Siena supera i 7 miliardi in due anni di fila.
La pulizia era necessaria, ha detto Viola: «È un bilancio di svolta, che rendiconta tutte le azioni di discontinuità che fanno di Mps una banca molto diversa dal recente passato». Tutto ciò che c’era da far emergere, ha spiegato agli analisti, è emerso. Le svalutazioni anche degli attivi intangibili «rendono ora l’attivo tangibile della banca tra i più leggibili. E questo dà certezza per il futuro».
Tuttavia Viola non si nasconde che Mps deve affrontare anche le difficoltà di un’economia in crisi e con prospettive incerte, tanto è vero che le sofferenze lorde sono salite a 17,3 miliardi, insieme però con il tasso di copertura, portato al 57,9%, «tra i più alti del sistema» e cresciuto di 290 punti nel quarto trimestre. Non è un caso quindi se gli impieghi siano calati dell’1,6% (e i mutui in particolare del 9%) anche per la «forte attenzione» della banca alla liquidità e alle difficoltà nella raccolta (-5,7%).
Dal punto di vista patrimoniale Rocca Salimbeni è però più solida grazie alla stampella degli aiuti di Stato. Con i 4,07 miliardi di Monti bond (comprensivi dei 171 milioni per pagare gli interessi sui vecchi 1,9 miliardi di Tremonti bond) oggi il livello «core tier 1» di Mps è all’11,3%, tra i più alti in Italia. C’è il problema del rimborso ma Viola aveva già spiegato che se ne sarebbe parlato non prima del 2016 (ma precedentemente alla scoperta delle nuove perdite sui derivati) e che comunque si dovrà attendere che il quadro normativo sia più chiaro, come ha sottolineato il direttore finanziario Bernardo Mingrone.
Molto dipenderà da come andrà lo spread cui sono legati i 26,4 miliardi di titoli di Stato nel portafoglio della banca su un totale di 38,4 miliardi di esposizione finanziaria complessiva: «Posso dire che ad oggi il portafoglio finanza è quello che risulta in bilancio», ha detto Viola con riferimento alle perdite occultate nei vecchi bilanci della gestione Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, contro i quali l’assemblea del 29-30 aprile voterà l’azione di responsabilità. Se non ci saranno utili sufficienti nel 2013 i quasi 400 milioni di interessi sui Monti bond andranno comunque ripagati in azioni, con l’ingresso diretto del Tesoro nel capitale.
Viola intanto è concentrato nel rilanciare la redditività e nel taglio dei costi (-3,7% nel 2012). Già oltre metà delle uscite programmate del personale sono state avviate: 2.565 sulle 4.640 attese entro il 2015, e nel 2013 saranno ridotti di altri 150 milioni i costi amministrativi. In anticipo anche la chiusura di 400 filiali: 100 entro marzo e altre 200 entro l’anno, in aggiunta alle cento già chiuse nel 2012. E questo, ha rivendicato Viola, senza aver perso praticamente clienti.

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