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Maxi piano Ue da 750 miliardi

Dopo alcuni rinvii è arrivata la proposta della Commissione europea per affrontare la crisi economica scatenata dal diffondersi del Covid: un piano da 750 miliardi temporaneo (dura fino al 2022) agganciato al bilancio Ue 2021-2027 da 1.100 miliardi, che dovrà rendere l’Ue più verde, digitale e resiliente. Il Recovery Instrument, chiamato Next Generation Eu, sarà finanziato attraverso emissioni di bond da parte della Commissione e prevede 500 miliardi di aiuti a fondo perduto (vincolati a riforme e investimenti concordati con Bruxelles) per i Paesi e i settori più colpiti dalla crisi e 250 miliardi di prestiti a lungo termine.

La quota di fondi per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi, di cui 81,8 trasferimenti (a fronte di un contributo di circa 60 miliardi se non sarà raggiunta un’intesa sulle risorse proprie) e 90,9 prestiti. Il nostro Paese sarà il maggiore beneficiario, seguito dalla Spagna con un totale di 140,4 miliardi (77,3 miliardi aiuti e 63,1 miliardi prestiti). Francia e Germania avranno solo sovvenzioni pari a 38 miliardi e 28,8 miliardi. L’impostazione si avvicina molto al piano franco-tedesco ma tiene anche conto delle richieste dei Paesi «frugali»: Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. Come ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «I frugali chiedono un bilancio moderno e il 60% di questa proposta va verso politiche nuove, anticipi e li abbiamo, di legare le sovvenzioni alle riforme del Semestre Ue ed è previsto, e che non porti a una mutualizzazione del debito. E così sarà, perché il meccanismo, che usa garanzie degli Stati, è legato al bilancio Ue e alla sua ripartizione». Il governo olandese ha subito sollevato dei dubbi: «È difficile che questo sarà il risultato finale».

«Punto di partenza per i negoziati» tra gli Stati Ue, dice il cancelliere austriaco Sebastian Kurz

Ora comincia la trattativa tra gli Stati membri, che avrà il suo culmine nel Consiglio europeo del 19 giugno (ma è probabile che servirà un altro incontro). Il testo finale dovrà avere anche il via libera del Parlamento Ue, che è codecisore. Il presidente David Sassoli ha definito il piano «il D-Day europeo del 21esimo secolo». Il timore è che venga ridimensionato dalle capitali, perché come ha ammesso von der Leyen non sono solo i frugali ad avere dubbi. Uno dei nodi è l’ipotesi di ripagare il debito del Recovery Fund con nuove risorse proprie, senza ricorre a contributi nazionali aggiuntivi da parte degli Stati Ue (tassa sullo scambio di emissioni, sulla plastica, sulle grandi imprese, border carbon tax e digital tax).

«Penso che servirà molto più tempo per trovare un accordo», sostiene il premier olandese Mark Rutte

Von der Leyen ha invitato «a fare il salto in avanti insieme. Perché per l’Europa le misure più audaci saranno sempre le più sicure». È una «svolta storica» per il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, che con il collega al Mercato interno Thierry Breton, ha costruito l’asse per far passare il messaggio nell’esecutivo Ue che il coronavirus ha scatenato uno choc simmetrico ma con conseguenze asimmetriche. Il piano della Commissione è costruito su tre pilastri che comprendono una serie di strumenti per intervenire in tre ambiti: aiutare la ripresa degli Stati Ue; rilanciare gli investimenti privati; imparare dalla crisi per non farsi trovare impreparati lavorando sui sistemi sanitari e sulla ricerca. Il cuore del piano è il Recovery and resilience instrument (56o miliardi) che prevede fondi in cambio di riforme e investimenti. Altra misura chiave è il Solvency support instrument per la ricapitalizzazione delle imprese in difficoltà e il rafforzamento di InvestEu (erede del piano Juncker). Questi tre strumenti saranno sotto la responsabilità di Gentiloni.

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