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Maxi-perdita Fonsai, ora le cessioni

di Sergio Bocconi

MILANO — Perdita record per Fonsai: ieri la compagnia dei Ligresti ha annunciato di aver chiuso il bilancio consolidato 2010 con un rosso di 929 milioni. Il margine di solvibilità è sceso sotto la soglia critica al 97%, mentre a fine 2009 era al 120%. Si tratta certo di un bilancio con il quale si vuole voltare pagina e si fanno perciò pulizie anche pregresse. Come ha precisato l’amministratore delegato Emanuele Erbetta agli analisti, sulla perdita totale le rettifiche di valore per quasi 500 milioni pesano per oltre il 40%: per 389 milioni hanno riguardato partecipazioni come Generali (167,6 milioni) Unicredit (118,6) e Mps (44,6) e per altri 103 milioni si tratta di impairment su immobili e beni intangibili. Sulla perdita ha poi contribuito per 616 milioni la rivalutazione delle riserve sinistri (470 milioni nella Rc auto e 146 milioni negli altri rami). Le cifre confermano che per la società presieduta da Jonella Ligresti, il cui patrimonio è sceso da 2,7 miliardi a 1,8, la ricapitalizzazione immediata è indispensabile. Perciò ha contribuito ieri a limitare le perdite del titolo al 3,5%l’accordo firmato martedì con Unicredit (che aspetta il no all’Opa di Consob, ieri il presidente Giuseppe Vegas ha detto che «eventuali quesiti saranno esaminati con la serenità di sempre» ). L’intesa prevede nell’aumento Fonsai per 450 milioni Piazza Cordusio ne investirà 170 fra sottoscrizione di azioni e acquisto di diritti dalla holding Premafin, diventando così socio di Fonsai al 6,6%. E un rafforzamento urgente e indispensabile anche per la Milano, controllata da Fonsai al 60%, che ha annunciato perdite per 668 milioni: viene perciò attribuita una delega al consiglio per aumentare ricapitalizzare fino a 350 milioni. Si tratta di aumenti per complessivi 800 milioni, dei quali circa 500 rappresentano il rischio massimo di mercato. A garantire la sottoscrizione degli eventuali inoptati saranno Crédit Suisse (che conferma l’impegno assunto fin dall’inizio, cioè da quando l’operazione era stata studiata con Groupama) e Unicredit, in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner. Le operazioni, secondo stime preliminari, dovrebbero consentire un incremento del margine di solvibilità di Fonsai di circa 30 punti percentuali. Erbetta ieri ha detto che nel 2010 «si sono concentrati gli effetti negativi di svariati fattori tecnici e non solo» , e si è dichiarato fiducioso: «Il peggio è passato. I risultati in questi primi mesi ci dicono che siamo sulla strada giusta. E l’accordo con Unicredit ci permetterà di guardare al futuro con maggiore serenità» . Ma la doppia ricapitalizzazione è solo il primo passo. Il gruppo di Salvatore Ligresti, che ieri ha deciso di esercitare l’opzione di vendita sul 27%di Citylife (a favore di Generali), si è assicurato con Piazza Cordusio una rete di protezione. Che di fatto sarà la base per definire e affrontare un nuovo piano industriale che comporti razionalizzazioni e dismissioni. Erbetta ha detto che il gruppo si concentrerà sul core business e che gli aumenti eviteranno la necessità di vendite «frettolose» . La campagna di cessioni riguarderà asset non strategici (ieri Erbetta ha parlato per esempio degli alberghi Atahotels), mentre chi conosce bene il dossier Fonsai ritiene che restano escluse da ipotesi di vendita partecipazioni come Mediobanca, Rcs o Pirelli.

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