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Maxi multa Bnp Hollande protesta e scrive a Obama

Francois Hollande scrive a Barack Obama per protestare formalmente contro la maxi-sanzione che gli Stati Uniti vogliono infliggere alla banca Bnp Paribas, colpevole di avere violato le sanzioni Usa facendo affari (dal 2002 al 2009) con Iran, Siria, Sudan e Cuba. La Francia minaccia rappresaglie pesanti, nell’ambito del negoziato sul nuovo trattato di liberalizzazione degli scambi Usa-Ue. La vicenda irrompe nell’agenda europea di Obama, arrivato a Bruxelles per il G7: Hollande vuole parlarne con lui alla cena di lavoro che avranno insieme stasera a Parigi. Durissima anche la reazione del ministro francese dell’Economia e delle Finanze, Michel Sapin. In un’intervista al quotidiano Les Echos, Sapin dichiara: «La Francia è pronta a reagire con fermezza per difendere i suoi interessi fondamentali, cioè la stabilità del suo sistema finanziario, se la giustizia americana non tratta equamente il dossier Bnp Paribas». Le autorità parigine non negano che sia stato commesso un illecito: la stessa Bnp ha ammesso ed è pronta a patteggiare. Quel che ha scatenato il putiferio è l’enormità della sanzione. Anzitutto, la procura di New York vorrebbe infliggere alla banca francese una multa di 10 miliardi di dollari, mentre Bnp aveva accantonato solo 1,1 miliardo in bilancio in previsione della sanzione Usa. L’Eliseo e Bercy (sede del ministero economico) fanno notare che le altre tre banche già condannate per la violazione dell’embargo (Hsbc, Ing, Standard Chartered) hanno subito multe molto inferiori, da 1,9 miliardi di dollari a 619 milioni. Inoltre nel caso della Bnp oltre alla procura di New York si è mobilitata un’authority finanziaria, il Department of Financial Services di New York diretto da Benjamin Lawsky, che vorrebbe aggiungere un’altra punizione: la sospensione almeno pro tempore della licenza che consente di operare in dollari. Il dollaro essendo la valuta di gran lunga dominante sui mercati finanziari, una banca che non possa usarlo nella sua camera di compensazione (“clearing”) è di fatto tagliata fuori, messa in quarantena, col rischio di subire una fuga di clienti. Un castigo così pesante può costringere la Banca centrale europea a tener conto dell’impatto che le multe Usa, come ha già fatto Standard & Poor’s che da ieri valuta il possibile abbassamento del rating.

Non a caso il ministro Sapin prende di mira le authority Usa: «Sono cinque diversi organi di controllo che si occupano di questo dossier. Noi non vogliamo difendere una banca che ha riconosciuto di aver commesso delle azioni riprovevoli. Tuttavia è nostro compito proteggere la stabilità del sistema finanziario in Francia, che deve essere in grado di funzionare al servizio della nostra economia». Da parte americana si sottolinea però che Obama non può interferire nelle azioni della magistratura.
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