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Maxi dividendo Impregilo all’esame del cda

Nonostante l’incasso di 900 milioni Impregilo non festeggia la notizia della cessione di Ecorodovias, perdendo in Borsa il 4% del suo valore. Gli analisti hanno tagliato i giudizi sul titolo perché sono rimasti delusi dalle dichiarazioni dell’ad Pietro Salini sul metodo utilizzato per la vendita e su cosa Impregilo intenda fare con queste risorse. Se prima di assumere la guida del gruppo Salini aveva promesso che avrebbe promosso un’asta trasparente su Ecorodovias e avrebbe distribuito agli azionisti 800 milioni di dividendi, ieri l’ad ha rimandato ogni decisione restando vago sull’entità della cedola. Questa decisione spetta infatti al cda di Impregilo, che prima di approvare la distribuzione di cospicue risorse dovrà verificare che Impregilo possa permettersi quest’operazione a fronte del debito esistente e dei flussi di cassa attesi. Così la disamina di quanto distribuire come dividendo seguirà un’analisi più approfondita sui piani industriali del gruppo, e la verifica è rimandata a metà novembre.
Dopo aver pagato le tasse sulla plusvalenza della cessione ad Almeida a premio (il 19% a 19 reais per azione) e quella di Bcj Pactual a sconto (il 3,7% a 16,5 reais), Impregilo avrà in cassa 780 milioni, di cui 260 dovranno essere utilizzati per rimborsare il bond e i crediti legati a questa partecipazione. Inoltre senza i flussi e le azioni di Ecorodovias come garanzia Impregilo avrà bisogno di nuovi finanziamenti, difficili da reperire in questo momento di mercato: così pagare un maxi dividendo per poi indebitarsi a caro prezzo potrebbe rivelarsi un boomerang. Stesso discorso per l’integrazione Salini-Impregilo, progetto su cui al momento non c’è visibilità. «La fusione tra Impregilo e Salini non si riesce a realizzare per la manifesta indisponibilità di un socio al 30% – ha spiegato ieri l’imprenditore romano ma credo al progetto anche se qualcuno cerca di spargere veleni su questo argomento e io ricevo secchiate di fango ogni mattina ». Se invece che alimentare lo scontro Salini abbassasse i toni, magari riconoscendo a Beniamino Gavio che la trattativa con gli Almeida era effettivamente la migliore via praticabile per cedere Ecorodovias, forse i due azionisti riuscirebbero a porre le basi per uscire da quest’impasse. Ieri invece il gruppo di Tortona ha annunciato che si riserva di fare un’azione di responsabilità nei confronti del cda di Impregilo, che ha approvato la vendita a sconto di quel 3,7% di Ecorodovias ceduto in blocco a Bcj. «Siamo alle solite – ha replicato Salini – Bibì e Bibó al bar di Tortona dopo un buon Barbera rilasciano comunicati vaneggianti». Se i toni restano accesi, le banche nell’ombra lavorano a una mediazione. Salini ha dato un mandato formale a Banca Leonardo per vendere Fisia Babckok e uno informale al suo presidente Gerardo Braggiotti per trovare un accordo con Gavio. Braggiotti avrebbe già preso i primi contatti sia in Unicredit che in Mediobanca, e starebbe elaborando una proposta su come spartire tra i due soci gli asset di Impregilo. Un equilibrio difficile, ma non impossibile perché gli interessi di Gavio e Salini su Impregilo sono divergenti: il gruppo di Tortona potrebbe prendere il marchio, le concessioni, una fetta dell’azienda e le attività in Sudamerica, Salini le costruzioni e quel portafoglio di progetti, tra cui il ponte sullo stretto, che sono direttamente collegati. Solo che se i due soci riuscissero a trovare un accordo, poi dovrebbero lanciare un’Opa obbligatoria su Impregilo, operazione delicata e costosa che sarebbe facilita dalla distribuzione di un maxi dividendo.

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