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Maxi condanna per Berlusconi: sette anni e interdizione perpetua

MILANO — Seguono un percorso parallelo i giudici condannando Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione nel processo Ruby e senza abbandonare l’impostazione della Procura, che aveva chiesto un anno in meno, arrivano alla stessa conclusione: nel 2010 l’allora 73enne Presidente del consiglio ebbe rapporti sessuali a pagamento con Karima El Mahroug consapevole che la marocchina aveva 17 anni e, quando la ragazza fu portata in questura per essere identificata, al fine di evitare che raccontasse cosa accadeva ad Arcore nelle notti del bunga bunga, fece pressioni così forti da costringere i vertici di via Fatebenefratelli a rilasciarla affidandola alla consigliera regionale Nicole Minetti.
Quando il presidente Giulia Turri (Orsola De Cristofaro e Carmen D’Elia, a latere) legge il dispositivo è chiaro che qualcosa è cambiato. La Procura ottenne il giudizio immediato per prostituzione minorile e concussione per induzione, ma se il primo reato era rimasto così, in requisitoria i pm Ilda Boccassini (in ferie, al suo posto in aula il procuratore Edmondo Bruti Liberati) e Antonio Sangermano avevano modificato il secondo nella nuova «induzione indebita». Questa la ricostruzione: quando alle 23.49 del 27 maggio 2010 Silvio Berlusconi chiamò la questura dicendo che Ruby gli era stata segnalata come nipote del presidente egiziano Mubarak, cosa esclusa dalla Polizia già dalle 19, la sua pressione portò alla violazione delle disposizioni del pm dei minori Annamaria Fiorillo che aveva ordinato di trattenerla per rimetterla in comunità il giorno dopo. I giudici cancellano la «induzione» per la «costrizione» (peraltro ipotizzata in extremis dai pm in una memoria), esercitata da Berlusconi con tutto il suo peso di premier. Il dispositivo ha anche altri aspetti. Vengono trasmessi alla Procura gli atti su 32 testimoni (quasi tutti della difesa) perché proceda nei loro confronti, evidentemente per falsa testimonianza. Tra questi la giovane funzionaria di Polizia Giorgia Iafrate, di turno quella sera, che ha detto che alla fine la Fiorillo la autorizzò ad affidare Ruby. Trasmissione atti per i consiglieri diplomatici di Berlusconi, Valentino Valentini e Bruno Archi, oggi deputati, il secondo viceministro degli Esteri, che hanno parlato di un colloquio tra il Cavaliere e Mubarak in un pranzo ufficiale a Roma in cui il 19 maggio 2010 si sarebbe accennato a Ruby senza che il rais capisse di cosa si parlasse. I pm si occuperanno di quanto detto anche dal presidente di Medusa Carlo Rossella, dalla senatrice del Pdl Mariarosaria Rossi, dalla parlamentare europea pdl Licia Ronzulli, da quasi tutte le ragazze del bunga bunga (che dopo lo «scandalo» Berlusconi mantiene a 2.500 euro al mese), dal personale di servizio, dai cantanti e dai musicisti, tra cui Mario Apicella, che hanno testimoniato che a Villa San Martino si svolgevano solo cene eleganti, al più condite da spettacolini «burlesque». Al contrario delle otto giovani donne e in parte della stessa Ruby (tra verità e bugie ha però sempre ripetuto di non aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi) che hanno dichiarato che spogliarelli e toccamenti lascivi erano la regola. Per Berlusconi interdizione perpetua dai pubblici uffici e «legale» per l’intera durata della pena, ma nessuna attenuante. Sangermano ricorda la «presunzione di innocenza per l’imputato finché la pena non sarà definitiva in Cassazione», ma dell’esito del processo è soddisfatto perché «l’impostazione dell’accusa era fondata».

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