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Maxi-bolletta sempre da giustificare

La società del gas deve dimostrare che la maxi-bolletta è giustificata: i consumi dell’utente devono essere rilevati correttamente e non possono essere presunti. Ciò vale anche quando il cliente, pur contestando la bolletta, non chiede che venga effettuata una verifica sul contatore. Lo ha stabilito il giudice di pace di Potenza, con la sentenza 579/1 del 26 settembre 2014, depositata di recente.
La pronuncia si aggiunge al filone giurisprudenziale favorevole all’utente (si veda «Il Sole 24 Ore» del 5 febbraio), segnalandosi per la precisazione che i consumi presunti non solo non hanno valore di fronte a una contestazione del cliente, ma che il principio vige anche quando tale contestazione non è accompagnata da una richiesta di un controllo. Il tutto perché l’utente «non può essere penalizzato in giudizio in fase di distribuzione dell’onere probatorio».
Il giudice, chiamato a decidere su una bolletta di 2.300 euro su un’utenza domestica servita dall’Enel, è arrivato a questa conclusione richiamando la sentenza di cassazione n. 10313 del 28 maggio 2004, secondo la quale «spetta sempre al gestore e fornitore del gas metano dimostrare la corrispondenza della fornitura erogata, riportata in bolletta, a quella fornita dal contatore centrale».
Un orientamento che alcuni ritengono desueto, ma che comunque resterà decisivo nella vicenda in esame: la pronuncia del giudice di pace non è stata appellata.
Affermata la natura privatistica del contratto di somministrazione tra l’Enel e l’utente, il giudice di pace si sofferma sulla bolletta, su cui il fornitore fa perno per dimostrare la fondatezza della cifra richiesta. Nella sentenza si legge che «nessun valore, neppure indiziario, può esserle riconosciuto in merito alla rispondenza della prestazione stessa a quella pattuita e in merito agli altri elementi costitutivi del contratto», richiamando la sentenza di cassazione n. 8549 del 3 aprile 2008. E per quanto Enel Energia spa sostenesse, in linea con la delibera 229/01 dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, che le bollette sono «calcolate sia sulla base di letture effettive che di consumi presunti», il magistrato ha rilevato che «nel caso di specie, non risulta né provato né tantomeno accertato che la richiesta somma si riferisca a consumi effettivi e non presunti».

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