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Maxi-ammortamenti anche per il leasing

Super-ammortamenti anche per acquisti in leasing e per quelli dei liberi professionisti, mentre nel capitolo enti locali si studia la soluzione per il rilancio degli investimenti nei Comuni con i conti in ordine. Il governo prosegue nella messa a punto della legge di stabilità e dopo aver incontrato i sindaci ieri, oggi a Palazzo Chigi vedrà i governatori. Mentre i tecnici proseguono il lavoro sulle misure per le imprese che si concentreranno sui super-ammortamenti e sul taglio dell’Ires già dal 2016. Come ha confermato il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, «le stime e le misure che stiamo mettendo a punto al Mef prevedono la deducibilità dei superammortamenti, sugli investimenti fatti dalla metà di ottobre 2015 fino alla fine del 2016, tanto dal reddito di impresa quanto dal reddito di lavoro autonomo». L’estensione del bonus per chi investe nella propria azienda riguarderà, poi, anche i beni in leasing. Il contratto di locazione finanziaria viene ormai considerato fiscalmente un acquisto e per questo rientra nella nuova misura allo studio, come è già accaduto con la nuova “Sabatini”. Per sgombrare il campo da equivoci i super-ammortamenti riguarderanno l’acquisto di beni nuovi e non saranno limitati all’incremento di spesa come per la “Guidi-Padoan” scaduta a giugno.
Sul taglio dell’Ires anticipato al 2016 rispetto alle iniziali intenzioni del governo, le ipotesi sono più di una, con un taglio sempre più orientato tra 2 e 3,5 punti dell’attuale aliquota del 27,5%. Il costo dell’operazione e le risorse che si renderanno disponibili determineranno il punto in cui si fermerà la sforbiciata. Taglio delle tasse i cui effetti finanziari verranno fatti slittare, con tutta probabilità, nel 2017 bloccando gli acconti di novembre 2016.
Sul versante degli enti locali, il rilancio degli investimenti potrebbe arrivare dalla manovra con un ridisegno “intelligente” delle nuove regole di contabilità che hanno debuttato quest’anno. Il tema è tecnico, ma la sostanza è chiara e punta allo «sblocco degli investimenti per i Comuni virtuosi» promesso da Renzi. Per arrivarci, l’idea è quella di imporre agli enti locali solo un pareggio generale del bilancio, facendo rientrare nei calcoli anche i fondi (fondo crediti a garanzia delle difficoltà di riscossione e fondo pluriennale per gli investimenti) previsti dalla riforma dei bilanci. Per farlo c’è però bisogno di addomesticare gli otto “pareggi di bilancio” che dovrebbero debuttare dal prossimo anno in base alla riforma costituzionale del 2012: per aggirare l’ostacolo si sta studiando l’ipotesi di una mozione in cui il Parlamento concordi sull’idea del rinvio, aprendo la strada alla manovra.
Il tema è stato ieri al centro dell’incontro fra sindaci e governo che il presidente dell’Anci Piero Fassino ha giudicato «molto approfondito e positivo per la disponibilità vera incontrata su molte questioni sollevate; ora aspettiamo il testo della manovra per valutare la congruità con quanto convenuto oggi». Nel pacchetto entra ovviamente il taglio da 5 miliardi di Tasi e Imu, con le compensazioni ai Comuni per il mancato gettito. I numeri si definiranno solo quando sarà detta l’ultima parola sulla fusione di Imu e Tasi su seconde case e altri immobili ma una grossa mano potrebbe arrivare dall’imposta finora pagata allo Stato da capannoni, alberghi e centri commerciali, che potrebbe alimentare una grossa quota del fondo di solidarietà comunale. Nel cantiere anche la revisione del taglio aggiuntivo da un miliardo per Province e Città metropolitane, i fondi per gli arretrati delle spese di giustizia (600 milioni secondo i sindaci) e il rifinanziamento dei fondi per il welfare.

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